Aiuto psicologico: è boom di richieste. Torricelli “Distanti dal soddisfare il bisogno”

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di Felice Damiano Torricelli*

Che ci sia un gran bisogno di aiuto e di supporto psicologico, lo attestano le numerose richieste arrivate da parte dei cittadini all’INPS per accedere al bonus psicologo. Al 31 maggio, data ultima per l’invio della domanda, l’Istituto Nazionale di Previdenza ne ha ricevute 400.505. Ma quanti ne potranno realmente usufruire? Tra l’1,67% e il 5% dei richiedenti, vale a dire 6.666-20.000 persone, dato che lo stanziamento è di 10 milioni e la somma di cui potranno usufruire i cittadini va dai 500 ai 1.500 euro. A conti fatti, si è enormemente distanti dal soddisfare l’intero bisogno, come sosteniamo da lungo tempo.

Ma che cosa ha fatto crescere in modo esponenziale nel corso degli ultimi anni il bisogno di Psicologia? Il periodo pandemico è stato di sicuro un amplificatore: nei mesi del Covid lo strappo che si è determinato nella nostra ordinaria organizzazione di vita, con il timore della malattia e le complicazioni dovute alle misure emergenziali per contenerla, ha fatto aumentare i disturbi emotivi conclamati – ansia e depressione, ad esempio – del 25%. Nel post-pandemia, però, non c’è stato il calo che ci si aspettava ma si è registrato un ulteriore aumento della prevalenza delle psicopatologie, con una nuova crescita del 10% a fine 2022. Ai postumi del Covid si sono aggiunte le tensioni legate alla guerra Russia-Ucraina, le incertezze economiche, i drammi ambientali, le transizioni climatiche, in un rosario di fonti di incertezze e di preoccupazione, vicine e lontane, che si snoda senza soluzione di continuità attraverso le calamità naturali che si sono succedute nel nostro Paese, come le alluvioni in Emilia-Romagna, Marche e Toscana, fino agli shock che vengono dal Medio Oriente e dai terremoti nei Campi Flegrei.

Le analisi più articolate, di questo nuovo e tutt’oggi crescente bisogno di servizi di psicologia (i dati dei bilanci ENPAP segnano un +70% del fatturato complessivo di categoria fra il pre e il post-pandemia 2019-2023), non possono fare però a meno di constatare che l’effetto Covid ha di fatto scoperchiato un vaso di Pandora in cui si agitavano da tempo fattori di instabilità ormai strutturali nell’organizzazione dei nostri giorni. Dimensioni come la precarietà – che non è più solo economica ma ha invaso tutti gli ambiti della nostra vita, dal lavoro agli affetti alle tematiche valoriali – o la solitudine – di cui oggi conosciamo l’effetto nefasto sulla salute fisica e psichica – sono diventate dominanti la nostra esperienza di vita e di relazione, con il loro precipitato di vissuti diffusi di incertezza, incapacità di far fronte agli eventi, difficoltà ad orientarsi di fronte a situazioni complesse e prive di punti di riferimento attendibili. Il Covid non ha fatto altro che amplificare a dismisura proprio queste dimensioni di sofferenza “sotto-soglia”, ormai dominanti da tempo il nostro quotidiano

Del peso di queste condizioni di disagio diffuso risentiamo tutti: privati della rassicurazione delle nostre routine, con l’emergenza Covid tutti abbiamo scoperto fragilità che erano lì da tempo e che la fretta di vivere metteva a tacere. L’esperienza della pandemia e delle misure emergenziali prese per contenerla ha messo chiunque a contatto con il disagio psicologico dovuto all’interruzione traumatica della propria rassicurante routine ma, in positivo, ha sdoganato la possibilità di parlare pubblicamente di questo disagio, così esplicitamente condiviso. E se ne è parlato tanto (in televisione, sui giornali, su facebook ma anche nelle telefonate ai familiari, a scuola e poi, quando è stato finalmente possibile, nelle chiacchierate con gli amici e a cena con i colleghi) da normalizzarlo, riducendo drasticamente lo stigma che da sempre avvolge il disagio psichico e facilitando l’accesso ai servizi di sostegno psicologico. Questi, da un lato, si sono resi molto più facilmente accessibili grazie alle tecnologie di videoconferenza, che riducono molte delle barriere organizzative che possono esserci nell’incontrare uno psicologo e dall’altro con la messa in campo di interventi (più focalizzati, più brevi, meno concentrati sulla patologia e più aperti alle questioni esistenziali) più coerenti con le richieste portate oggi dalle persone.

Constatiamo che sono soprattutto le fasce più fragili della popolazione ad avere bisogno di sostegno. Le ricerche epidemiologiche e i dati che ENPAP sta raccogliendo in questo periodo confermano che sono soprattutto le donne, i giovani e, più in generale, coloro che sono in stato di marginalità sociale a risentire maggiormente del carico psicologico di questa fase storica. Purtroppo queste stesse fasce sono quelle che incontrano maggiori difficoltà nell’accedere ai servizi di psicologia, perché la loro è una marginalità anche economica e i servizi psicologi – bonus o non bonus – restano, nel nostro Paese, servizi libero professionali e privati, e chi non può permettersi di pagare in proprio semplicemente non può usufruirne.

Alla luce di questi dati circa l’aumentato bisogno di Psicologia e delle risultanze scientifiche ormai stratificate nella letteratura internazionale, ENPAP, già da due anni, si è impegnata nella realizzazione del Progetto “Vivere Meglio – Promuovere l’accesso alle terapie psicologiche per ansia e depressione”, che rende accessibili a tutti servizi di screening psicologico, auto-aiuto, consulenza psicologica e psicoterapia. I servizi vengono erogati in parte attraverso il sito viveremeglio.enpap.it in parte in presenza presso gli studi dei professionisti che ENPAP mette a disposizione dei cittadini a titolo gratuito, attraverso un sistema di borse lavoro finanziate direttamente dall’Ente.

Nel 2022-2023 sono stati stanziati fondi ENPAP per 5milioni di euro, e 943 psicologi assegnatari di borsa lavoro si sono occupati del trattamento per ansia e depressione di 9.222 cittadini, il secondo anno (2023-2024) ci si è dedicati alle Regioni colpite dalle alluvioni, Emilia-Romagna, Marche e Toscana, stanziando 1 milione di euro e 161 borsisti si occuperanno di circa 1.600 cittadini che faranno richiesta attraverso il sito viveremeglio.enpap.it.

Dai dati della prima edizione di Vivere Meglio 2022-2023, destinato a tutta la popolazione per il trattamento di ansia e depressione, e a cui hanno avuto accesso più di 9.200 cittadini, di cui il 73% donne e il 67% dell’intero campione con un’età compresa tra i 20 e i 39 anni, è emerso che il disturbo singolo più frequente è quello dell’adattamento (20%), seguono quello ansioso-depressivo (18%) e ansia generalizzata (17%). A distanza di tre mesi dalla conclusione degli interventi degli psicologi (interventi con durata tra le 10 e le 14 sedute, protocollati scientificamente, definiti in collaborazione con le Università italiane e coerenti con gli indirizzi dell’Istituto Superiore di Sanità), è emerso che la stragrande maggioranza degli utenti non rispondevano più ai criteri che giustificavano la necessità di intervento (80-82% di miglioramenti). In sostanza, il trattamento psicologico si è dimostrato altamente efficace.

Del progetto è stata realizzata anche una valutazione di impatto sociale ed economico. Tendiamo a pensarci poco ma il disagio psicologico, indipendentemente dalla sua gravità, incide sempre sul funzionamento delle persone nella loro realtà di vita e le ricadute economiche di questo dato sono pesantissime a livello della produttività lavorativa o nello studio. I dati della London School of Economics indicano che fino alla metà dell’”assenteismo” al lavoro è correlata a disturbi psicologi, così come una quota anche più elevata del “presentismo”, la situazione in cui le persone sono presenti sul posto di lavoro ma producono molto meno di quanto sarebbe ragionevole aspettarsi. I dati della valutazione di impatto di Vivere Meglio indicano uno SROI (Social Return On Investment) di più di 2 ad 1, dato che indica che ogni euro investito nel progetto ha reso più di due euro di guadagno per gli stakeholder coinvolti.

I bonus psicologico, così gli interventi esplorativi come “Vivere Meglio”, sono sì un aiuto, ma di certo non sono sufficienti a colmare la grande domanda di bisogno psicologico che registriamo oggi e che è destinata a crescere, viste le condizioni strutturali che condizionano il nostro benessere psicologico. I numeri parlano chiaro: occuparsi del benessere psicologico delle persone e dell’accessibilità dei servizi che lo sostengono è, e sarà sempre di più, una priorità di cui è chiamato ad occuparsi prioritariamente il Governo ma a cui non possono sottrarsi neppure coloro che hanno responsabilità di indirizzo delle risorse sociali ed economiche del Paese.

*Presidente ENPAP