“Alla fine del 2023, le attivitร complessivamente detenute dalle Casse di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 114, 3 miliardi di euro contro i 103,8 miliardi dell’anno precedente” รจ il primo dato contenuto nella Relazione Annuale della Covip, presentata a Roma alla Camera dei Deputati.
Gli investimenti nell’economia italiana, secondo i dati Covip, ammontano a 44 miliardi di euro” registrando un aumento di circa 3 punti percentuali.
Dati e evidenze
Le Casse di Previdenza private
Dal 2011 la COVIP vigila anche sugli investimenti delle Casse di previdenza, in forza dellโesperienza maturata nel contiguo settore dei fondi pensione, in un piรน articolato sistema di vigilanza che vede i Ministeri del Lavoro e dellโEconomia titolari di una competenza generale sulle stesse; in tale contesto, la COVIP รจ chiamata a riferire ai suddetti Ministeri gli esiti dei controlli posti in essere sulla gestione delle relative risorse finanziarie.
I dati e le informazioni acquisiti nellโambito della propria attivitร consentono alla COVIP di disporre di un importante patrimonio informativo che agevola la conoscenza del settore.
Questโanno, grazie alla piena entrata a regime del nuovo sistema delle segnalazioni di vigilanza, per la prima volta la Relazione annuale della COVIP presenta le principali grandezze aggregate allineate temporalmente a quelle dei fondi pensione.
Alla fine del 2023, le attivitร complessivamente detenute dalle Casse di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 114,3 miliardi di euro, contro i 103,8 miliardi dellโanno precedente; a determinare la variazione ha contribuito soprattutto lโandamento positivo dei mercati finanziari, recuperando le perdite registrate nel 2022.
Tenendo conto anche delle componenti obbligazionaria e azionaria sottostanti gli OICVM detenuti, la quota piรน rilevante delle attivitร รจ costituita da titoli di debito, pari a 43,1 miliardi di euro (corrispondenti al 37,8% del totale; in aumento di 1,7 punti percentuali rispetto allโanno precedente).
La composizione delle attivitร detenute continua a caratterizzarsi per la cospicua presenza di investimenti immobiliari (cespiti di proprietร , fondi immobiliari e partecipazioni in societร immobiliari controllate), che nel complesso si attestano a 18,8 miliardi di euro (16,5% del totale; in diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto al 2022).
Gli investimenti in titoli di capitale sono pari a 21,7 miliardi di euro (corrispondenti al 18,9% del totale, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 2022).
Gli investimenti nellโeconomia italiana (titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) ammontano a 44 miliardi di euro, pari al 38,5% delle attivitร totali.
La componente immobiliare rimane predominante (17 miliardi di euro, pari al 14,9% del totale dellโattivo); seguono i titoli di Stato (13,8 miliardi, pari al 12,1% dellโattivo), che registrano un incremento di oltre 3 punti percentuali rispetto al 2022. Gli investimenti in titoli emessi da imprese italiane ammontano a 8,4 miliardi di euro, il 7,3% delle attivitร totali contro il 6,5% dellโanno precedente; di questi, circa 800 milioni sono titoli di debito e 7,6 miliardi titoli di capitale (che comprendono 1,95 miliardi di quote di partecipazione al capitale della Banca dโItalia).
Lโofferta
Alla fine del 2023, i fondi pensione in Italia sono 302: 33 fondi negoziali, 40 fondi aperti, 68 piani individuali pensionistici (PIP) e 161 fondi pensione preesistenti.
Il consolidamento del sistema non subisce interruzioni, in particolare nel settore dei fondi preesistenti, nel quale nel corso del 2023 cโรจ stata una riduzione di ulteriori 30 forme e il cui numero si รจ piรน che dimezzato rispetto al 1999. Ne consegue la crescita della dimensione media delle forme, con il potenziale sfruttamento di economie di scala unito a guadagni di efficienza a vantaggio degli iscritti. A ciรฒ contribuiscono i piรน elevati standard in termini di organizzazione interna introdotti dalla Direttiva (UE) 2016/2341 (cosiddetta IORP II), al cui rispetto da parte dei fondi la COVIP ha prestato specifica attenzione in questi anni.
Gli iscritti e loro caratteristiche socio-demografiche
A fine 2023, il totale degli iscritti alla previdenza complementare รจ di 9,6 milioni, in crescita del 3,7% rispetto allโanno precedente; in percentuale delle forze di lavoro, gli iscritti sono pari al 36,9%.
I fondi negoziali contano 3,9 milioni di iscritti (+5,4% rispetto al 2022). La metร delle nuove adesioni รจ da ricondurre al meccanismo dellโadesione contrattuale; continuano a crescere anche le iscrizioni nel settore del pubblico impiego attraverso il meccanismo del silenzio-assenso per i lavoratori di nuova assunzione.
Sono 1,9 milioni gli iscritti ai fondi aperti (+5,9%) e 3,9 milioni quelli ai PIP (+1,7%); 656.000 sono gli iscritti ai fondi preesistenti.
Con riferimento alla composizione degli iscritti secondo le principali caratteristiche socio-demografiche, gli uomini sono il 61,7% degli iscritti alla previdenza complementare (il 72,7% nei fondi negoziali), confermando ilย gapย di genere. Nelle forme di mercato le donne raggiungono il 42,6% nei fondi aperti e il 46,6% nei PIP.
In base allโetร gli iscritti sono prevalentemente concentrati nelle classi intermedie e piรน prossime al pensionamento (gapย generazionale): il 47,8% degli iscritti ha unโetร compresa tra 35 e 54 anni, il 32,9% ha almeno 55 anni.
Pur attestandosi ancora su percentuali inferiori rispetto alle altre fasce, negli ultimi anni il peso della componente piรน giovane (fino a 34 anni) sul totale degli iscritti รจ comunque cresciuto, passando dal 17,6% del 2019 al 19,3% del 2023. Cresce infatti, tra le nuove adesioni, la quota di soggetti fiscalmente a carico, la cui iscrizione viene indirizzata prevalentemente a favore delle forme di mercato. Ciรฒ rispecchia decisioni familiari di aprire una posizione previdenziale per i propri figli in vista di una successiva alimentazione con versamenti autonomi una volta che essi entreranno nel mondo del lavoro.
Il diverso coinvolgimento nel mercato del lavoro contribuisce a spiegare in larga parte le differenze nella partecipazione alla previdenza complementare in unโottica di genere e per classi di etร .
Rispetto alle forze di lavoro la partecipazione alla previdenza complementare cresce allโ aumentar dellโetร : tra i 15 e i 34 anni si attesta al 27,4%, per salire al 32,8% nella fascia compresa tra 35 e 44 anni, al 36% nella classe 45-54 e infine al 45% tra 55 e 64 anni. Rispetto a cinque anni prima, il tasso di partecipazione della classe piรน giovane cresce di 6 punti percentuali e quello delle altre fasce di 3,5-4 punti percentuali.
Rispetto all’occupazione, il 37,6% dei lavoratori dipendenti aderisce a forme complementari contro il 23,5% dei lavoratori autonomi; la forbice si allarga considerando i soli iscritti per i quali risultano effettuati versamenti, molto meno presenti tra gli autonomi.
Quanto allโarea geografica, il tasso di partecipazione supera la media nazionale nelle regioni settentrionali, soprattutto laddove lโofferta previdenziale รจ integrata da iniziative di tipo territoriale; valori piรน bassi e decisamente inferiori alla media si registrano, invece, in gran parte delle regioni meridionali.
Risorse, contributi e prestazioni
Alla fine del 2023, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 224,4 miliardi di euro, con un incremento del 9,1% rispetto allโanno precedente, determinato prevalentemente dalla dinamica positiva dei mercati finanziari. Le risorse accumulate sono pari al 10,8% del PIL e al 4% delle attivitร finanziarie delle famiglie italiane.
I fondi negoziali detengono il 30,2% del totale delle risorse, i fondi aperti il 14,5% e i PIP il 25,3%; il peso dei fondi preesistenti, pari al rimanente 30% del totale, per la prima volta questโanno non risulta prevalente rispetto a quello dei fondi negoziali.
I contributi incassati nellโanno sono pari a 19,2 miliardi di euro (+5,2% rispetto al 2022), in crescita in tutte le forme pensionistiche complementari: nei fondi negoziali sono stati raccolti 6,5 miliardi di euro (+7,7%); nei fondi aperti 3,1 miliardi (+7,4%), nei PIP โnuoviโ 5,1 miliardi di euro (+2,3%); nei fondi preesistenti sono confluiti 4,3 miliardi di euro (+3,8%).
Sulle posizioni dei lavoratori dipendenti sono confluiti 15,8 miliardi di euro di contributi, in crescita di 961 milioni rispetto allโanno precedente. Di questi, 7,8 miliardi di euro riguardano quote di TFR; i contributi a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro sono pari, rispettivamente, a 5 e 2,9 miliardi di euro. Per i lavoratori autonomi sono confluiti versamenti per 1,7 miliardi di euro, 29 milioni in piรน rispetto al 2022.
Gli iscritti versanti nel 2023, escludendo dal computo i PIP โvecchiโ, sono 6,7 milioni, il 72,4% del totale. La contribuzione media di tali iscritti รจ di 2.810 euro, con lievi differenze in base alla condizione occupazionale: la contribuzioneย pro capiteย รจ piรน alta per i lavoratori dipendenti (2.900 euro), che possono beneficiare anche dei flussi di TFR, rispetto ai lavoratori autonomi (2.720 euro).
I versamenti annuali sono in gran parte (32%) concentrati nella fascia tra i 1.000 e i 3.000 euro, ma unโampia porzione di iscritti (15,8%) effettua versamenti di importo inferiore ai 200 euro. Tra questi ultimi ci sono gli iscritti ai fondi pensione negoziali con modalitร contrattuale per i quali viene versato al fondo pensione il solo minimale contributo a carico del datore di lavoro.
Nella fascia di versamenti tra 4.500 e 5.500 euro, che include il limite di deducibilitร fiscale dei contributi, fissato in 5.164,57 euro, รจ presente lโ11,1% degli iscritti versanti. Al netto degli afflussi di TFR, che non concorrono al raggiungimento della soglia di deducibilitร , in tale fascia si collocano 596.000 iscritti; in gran parte adesioni individuali a forme di mercato da parte di lavoratori autonomi e, in misura minore, di lavoratori dipendenti.
I contributi annuali versati dalle donne sono inferiori del 16% circa rispetto a quelli degli uomini (3.010 euro contro i 2.540 euro delle donne) e il divario tende ad allargarsi al crescere dellโetร .
I giovani tra 25 e 34 anni hanno una contribuzioneย pro capiteย inferiore del 38% rispetto a quella delle fasce di etร centrali (35-54 anni).
Nelle regioni del Nord le contribuzioni medie sono piรน elevate, con punte che sfiorano i 3.500 euro, il doppio rispetto a molte regioni del Mezzogiorno.
Gli iscritti non versanti, pari a circa 2,6 milioni, sono piรน frequentemente presenti nelle forme di mercato e tra i lavoratori autonomi. Una parte cospicua รจ anche costituita da lavoratori dipendenti iscritti a fondi pensione negoziali con modalitร contrattuale, con particolare riguardo a settori, come quello edile, il cui bacino รจ caratterizzato da elevata discontinuitร occupazionale.
Nel 2023 le uscite per la gestione previdenziale ammontano complessivamente a 11,6 miliardi di euro. Le prestazioni pensionistiche sono state erogate in capitale per 4,5 miliardi di euro e in rendita per 401 milioni di euro. I riscatti sono stati pari a 2 miliardi di euro e le anticipazioni a 2,5 miliardi di euro. Nellโanno sono stati pagati circa 1,9 miliardi di euro di rendite integrative temporanee anticipate (RITA), per lo piรน dai fondi pensione preesistenti.
Lโallocazione degli investimenti
Gli investimenti dei fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi pensione interni a enti e societร ) sono prevalentemente allocati, per il 56% del totale, in obbligazioni governative (il 14,1% sono titoli del debito pubblico italiano) e altri titoli di debito. I titoli di capitale sono pari al 21,4% del totale mentre le quote di OICR al 15,8% del totale. I depositi si attestano al 5%; gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, si attestano allโ1,8% del totale.
Nellโinsieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nellโeconomia italiana (titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) รจ di 36,6 miliardi di euro, pari al 19,4% del totale a fronte del 20,8% del 2022 (35,5 miliardi di euro).
Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono stabili rispetto allโanno precedente (2,4% delle attivitร ). Il totale degli investimenti รจ di 4,6 miliardi di euro, cosรฌ ripartito: 2,8 miliardi in obbligazioni e 1,8 miliardi in azioni; gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di OICVM si attestano a 1,7 miliardi di euro. Tali valori riflettono anche la peculiare struttura del tessuto industriale italiano e il livello complessivamente limitato della capitalizzazione del mercato finanziario nazionale, elemento strutturale che purtroppo persiste, anche nel confronto con altri Paesi europei.
In questo contesto si registra una crescente attenzione da parte del settore sulle tematiche connesse allโinvestimento nel sistema Paese. Numerosi fondi stanno ampliando le proprie strategie di investimento a favore di titoli non quotati, diย private equityย e diย private debt, spesso attraverso iniziative congiunte e appropriatamente strutturate. Resta infatti ancora ampio, nel complesso, lo spazio che il quadro normativo consente per questo tipo di investimenti.
I rendimenti e i costi
Nel 2023 la dinamica positiva dei mercati finanziari si รจ riflessa sui rendimenti di tutte le tipologie di linee di investimento, recuperando le perdite subรฌte nellโanno precedente. I risultati migliori si sono osservati nelle linee dโinvestimento con una maggiore esposizione verso i titoli di capitale. I comparti azionari hanno registrato leย performanceย migliori, con rendimenti nellโanno in media pari al 10,2% nei fondi negoziali, allโ11,3% nei fondi aperti e allโ11,5% nei PIP; nei comparti bilanciati i guadagni sono stati inferiori.
Anche i comparti obbligazionari hanno registrato nellโanno rendimenti positivi: gli obbligazionari misti hanno ottenuto il 7,2% nei fondi negoziali e il 4,4% nei fondi aperti; risultati positivi, ma inferiori, si sono registrati in media anche nei comparti obbligazionari puri e in quelli garantiti.
Una corretta valutazione della redditivitร del risparmio previdenziale non puรฒ tuttavia limitarsi ai rendimenti di un solo anno, ma deve fare riferimento a orizzonti piรน lunghi e coerenti con i vincoli temporali che a esso si applicano in ragione degli obiettivi perseguiti.
Su un periodo di osservazione decennale (da fine 2013 a fine 2023), i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme
pensionistiche, tra il 4,2 e il 4,5%, superiori al rendimento medio delle linee obbligazionarie e anche al tasso di rivalutazione del TFR (pari al 2,4% nel decennio). Le linee bilanciate mostrano rendimenti medi che vanno dallโ1,9% dei PIP di tipoย unit linkedย al 2,7% dei fondi negoziali e al 2,9% dei fondi aperti.
Alle differenze di rendimento tra le forme contribuiscono, oltre allโasset allocationย adottata, i divari nei livelli di costo. Per i fondi pensione negoziali, su un orizzonte temporale di dieci anni, lโIndicatore Sintetico dei Costi (ISC) รจ pari allo 0,5%; per i fondi pensione aperti, esso รจ dellโ1,35% e per i PIP del 2,17%.
Per le forme negoziali, il livello piรน contenuto dei costi dipende anche dalla dimensione dei fondi per effetto delle economie di scala generate dalla ripartizione degli oneri amministrativi. Per le forme di mercato, invece, incide presumibilmente la remunerazione delle reti di vendita.
Lโattivitร di vigilanza
Nel 2023 gli interventi di vigilanza realizzati, a seguito di controlli condotti trasversalmente ovvero effettuati su casi specifici, sono stati circa 400; la metร ha riguardato gli assetti ordinamentali e lโaltra metร i profili diย governance, finanziari e attuariali e di trasparenza.
Puรฒ ritenersi ormai conclusa lโattivitร di analisi dei documenti sugli assetti ordinamentali dei fondi pensione negoziali e preesistenti, cosรฌ come modificati in adeguamento delle disposizioni attuative della IORP II.
Per tali tipologie di fondi, sono proseguite le verifiche dei requisiti di onorabilitร e professionalitร degli organi di governo e delle cosiddette โfunzioni fondamentaliโ (funzione di gestione del rischio, funzione di revisione interna, funzione attuariale).
Le verifiche in materia di trasparenza, rivolte a tutte le tipologie di fondi, hanno riguardato la correttezza delle informazioni contenute nei documenti informativi e nellโarea pubblica dei sitiย web,ย specie con riferimento alle modalitร di rappresentazione dei rendimenti e dei costi. ร stata inoltre avviata lโanalisi sulle aree riservate dei sitiย web; in tale contesto sono stati verificati anche gli esemplari di comunicazione agli aderenti e beneficiari.
Ancora con riguardo alla trasparenza, รจ stato dato impulso alle verifiche riguardanti lโinformativa, disciplinata a livello eurounitario, in materia di sostenibilitร . Ai fondi pensione interessati sono state segnalate alcune situazioni che avrebbero potuto ingenerare confusione nei potenziali aderenti, al fine di apportare gli opportuni correttivi.
La rilevazione campionaria sulle opzioni di investimento offerte dai fondi pensione e orientate ai fattori di sostenibilitร ESG (Environment,ย Social,ย Governance) conferma quanto riscontrato in indagini precedenti: circa un quarto delle forme pensionistiche propone opzioni di investimento che promuovono fattori di sostenibilitร , per un ammontare di risorse pari al 22% del complesso delle masse gestite dai fondi pensione; nessuna forma pensionistica si รจ collocata tra quelle che dichiarano obiettivi di sostenibilitร .
I controlli sotto il profilo finanziario, oltre ad approfondimenti specifici su situazioni particolari meritevoli di interesse, hanno riguardato lโanalisi dei processi e dei presรฌdi di controllo messi in atto dai fondi pensione al fine di garantire lโadeguata gestione dei rischi finanziari, nel piรน articolato quadro di riferimento delineato dalla Direttiva IORP II.
ร inoltre continuata lโattivitร di monitoraggio dei fondi pensione preesistenti esposti a rischi biometrici e quella svolta in riferimento alle operazioni di razionalizzazione, concentrazione e liquidazione delle forme pensionistiche complementari. Le operazioni di razionalizzazione hanno principalmente interessato, come negli anni precedenti, i fondi pensione preesistenti, in particolare quelli di riferimento di gruppi bancari e assicurativi.
Nel corso del 2023 sono stati inoltre effettuati interventi di tipo ispettivo, che hanno riguardato nel complesso 29 forme pensionistiche
Le prospettive evolutive
La soliditร dimostrata dal sistema della previdenza complementare negli anni non puรฒ distogliere lโattenzione dai fattori strutturali che, nel nostro Paese, renderebbero necessario un suo consistente ulteriore sviluppo ma che, al contempo, non lo agevolano.
Unโadeguata strutturazione del sistema previdenziale su piรน pilastri appare sempre piรน necessaria per mitigare i rischi specifici che interessano il sistema pensionistico di base e per aumentare la probabilitร di conseguire prestazioni previdenziali nel complesso piรน elevate.
La sfida dellโinclusione previdenziale รจ di cruciale importanza. Donne, giovani, lavoratrici e lavoratori delle aree meridionali continuano a essere meno presenti nel sistema della previdenza complementare; anche perchรฉ piรน fragili nelle loro condizioni di occupazione.
A fronte di tali fattori strutturali, non favorevoli alle prospettive di sviluppo della previdenza complementare, vi sono tuttavia possibili interventi di manutenzione evolutiva che possono accrescere in un orizzonte piรน ravvicinato lโattrattivitร e lโefficienza del sistema.
Un insieme di interventi dovrebbe aiutare la capacitร contributiva delle persone meno forti, attraverso una rimodulazione dei benefici fiscali. Tali benefici, oggi sostanzialmente espressi in termini di deducibilitร dei contributi – fino a 5.164,57 euro – potrebbero trasformarsi in una contribuzione di ingresso nelle prime fasi lavorative.
Andrebbe inoltre consentito di riportare ad anni successivi spazi di deducibilitร di cui non si รจ goduto nellโanno di riferimento. Ciรฒ incentiverebbe la partecipazione di quanti hanno redditi piรน variabili, come i lavoratori autonomi.
Vanno inoltre viste con favore misure volte a rafforzare il processo di accumulazione delle risorse. Il passaggio del sistema di tassazione dei rendimenti conseguiti dai fondi pensione dal risultato maturato al risultato realizzato, quale previsto dalla delega per la riforma fiscale, in corso di attuazione, andrebbe nella giusta direzione.
Il disegno della linea diย defaultย per il conferimento del TFR da parte dei lavoratori silenti dovrebbe virare dalla linea garantita ad una lineaย life-cycle, offrendo cosรฌ maggiori opportunitร in termini di redditivitร e di prestazioni pensionistiche. Le linee garantite hanno infatti una componente azionaria quasi nulla e su un orizzonte temporale di dieci anni hanno registrato rendimenti inferiori alla rivalutazione del TFR, pari al 2,4% medio annuo, e quindi ben al di sotto del rendimento medio annuo delle linee a maggior contenuto azionario (che si colloca tra il 4-4,5%).
Si tratta di misure che riportano allโattenzione del decisore politico il ruolo della conoscenza, dellโinformazione e dellโeducazione finanziaria e previdenziale per favorire decisioni di risparmio previdenziali piรน adeguate. Temi su cui anche la COVIP รจ da tempo impegnata.
La disciplina nazionale esprime oggi unย favorย per la corresponsione della prestazione complementare nella forma di rendita vitalizia, volta a coprire il rischio di longevitร , ma incerta nella sua durata.
Lโevidenza empirica mostra, tuttavia, che le persone manifestano una preferenza a ricevere le somme accumulate interamente in capitale (analogamente a quanto avviene per il TFR alla cessazione del rapporto di lavoro). ร ragionevole ritenere che lโobbligo oggi vigente di percepire nella forma di rendita vitalizia almeno il 50% della posizione individuale accumulata sia un fattore che non incentiva lโaccumulazione di risparmio nella previdenza complementare.
In tale quadro, sarebbe quindi utile disporre di ulteriori opzioni diย pay-out, che amplino le possibilitร di scelta nella fase di erogazione. Potrebbero essere prese in considerazione, ad esempio, anche prestazioni previdenziali che eroghino le somme accumulate ripartendole su un periodo pluriennale, contribuendo almeno in parte a mitigare i rischi connessi alla durata della vita successivamente al pensionamento, diversamente dallโerogazione del capitale in unโunica soluzione.
LE CONSIDERAZIONI DEL PRESIDENTE DI COVIP





