L’accesso a un alloggio dignitoso, sostenibile e a prezzi accessibili è diventato una delle sfide sociali più urgenti dell’Unione europea. In questo contesto, il 9 febbraio alle ore 19.00, a Strasburgo, la commissione speciale del Parlamento europeo sulla crisi degli alloggi (HOUS) voterà sugli emendamenti al progetto di relazione dedicato alla “Crisi degli alloggi nell’Unione europea”, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete per cittadini e famiglie.
Il dossier ha suscitato un forte interesse politico: sono stati infatti presentati 1.456 emendamenti, confluiti in 49 proposte di compromesso che saranno sottoposte al voto della commissione. Un segnale chiaro della centralità del tema nel dibattito europeo.
Nel progetto di relazione si legge che negli ultimi otto anni, i prezzi delle abitazioni nell’UE sono aumentati in media del 48%, mentre gli affitti sono cresciuti del 18%, arrivando in molti casi ad assorbire fino al 40% del reddito mensile di una famiglia. L’impatto dell’inaccessibilità abitativa colpisce in modo particolare i giovani, compromettendo l’autonomia e la stabilità delle famiglie e alimentando disuguaglianze sociali. Sebbene la politica abitativa resti una competenza nazionale, regionale e locale, la relazione evidenzia come in tutti gli Stati membri stia emergendo un modello di criticità comune, alcune delle quali derivanti dalla normativa europea. Da qui la necessità, secondo i parlamentari, di un approccio multilivello nel settore dell’Housing, nel rispetto del principio di sussidiarietà, un approccio che consente di adattarsi alle specificità dei singoli mercati immobiliari.
Come evidenziato anche nel Piano europeo per le abitazioni sostenibili, nella proposta di relazione si legge che l’aumento dei prezzi è dovuto principalmente a uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta. A fronte di una domanda persistentemente elevata, l’offerta di alloggi rimane rigida e poco reattiva. I dati indicano che controlli dei prezzi e interventi rigidi sul mercato risultano inefficaci, poiché creano incertezza giuridica, frenano gli investimenti e riducono ulteriormente l’offerta disponibile. Anche fenomeni come l’occupazione abusiva e il mancato pagamento dei canoni di locazione, sottolinea la relazione, contribuiscono a indebolire la fiducia nel mercato, incidendo negativamente sulla tutela della proprietà privata e scoraggiando nuovi investimenti.
Per affrontare la crisi, il Parlamento propone un approccio sequenziale in due fasi. In primo luogo, è necessario rafforzare in modo significativo l’offerta di alloggi, per correggere lo squilibrio strutturale del mercato. Solo in un secondo momento, sarà possibile sostenere la domanda attraverso strumenti finanziari mirati, destinati in particolare a giovani e famiglie a basso e medio reddito, evitando però distorsioni del mercato.
La carenza di abitazioni è aggravata dal forte calo dell’edilizia residenziale: –5,7% nel 2024, dopo il –2,6% nel 2023. Una tendenza che mette sotto pressione la competitività del settore e rende urgente un rilancio della capacità costruttiva e di ristrutturazione del patrimonio esistente.
Tra le principali cause del rallentamento del settore edilizio figurano la scarsità di terreni edificabili, i lunghi iter autorizzativi, l’incertezza giuridica, l’impatto di alcune norme europee – in particolare in materia energetica -, l’elevata pressione fiscale e l’aumento dei costi dei materiali da costruzione.
La relazione chiede quindi di ridurre gli oneri amministrativi, semplificare le procedure di autorizzazione e avviare un audit completo del quadro normativo europeo in materia edilizia, per eliminare le strozzature che frenano il settore. Centrale anche la tutela dei diritti di proprietà, considerata una condizione essenziale per la stabilità del mercato e la fiducia degli investitori.
Un’attenzione particolare è riservata alle PMI e ai lavoratori autonomi, che rappresentano fino al 95% delle imprese nei settori dell’edilizia, dell’architettura e dell’ingegneria civile, e costituiscono la spina dorsale del comparto.
Il Parlamento sottolinea che gli investimenti pubblici, pur fondamentali, non sono sufficienti da soli. È quindi necessario mobilitare capitali privati, creando condizioni favorevoli attraverso il rafforzamento dell’architettura finanziaria europea, il completamento dell’Unione del risparmio e degli investimenti e un uso più efficiente dei fondi UE.
Particolare rilievo è dato al ruolo della BEI, chiamata a sostenere progetti di edilizia abitativa e di rigenerazione urbana, anche tramite partenariati pubblico-privato.
Sul fronte della domanda, la relazione evidenzia i cambiamenti demografici in atto: urbanizzazione crescente, famiglie più piccole, invecchiamento della popolazione e pressioni migratorie. In questo contesto, diventano cruciali le misure di sostegno per i giovani che acquistano la prima casa, come garanzie ipotecarie, e per i lavoratori essenziali – medici, insegnanti, operatori della sicurezza – spesso esclusi dal mercato nelle aree dove la loro presenza è più necessaria.
Infine, il Parlamento richiama la necessità di migliorare la raccolta e l’uso di dati comparabili a livello europeo, per comprendere meglio il legame tra accesso agli alloggi, produttività economica e competitività. Senza informazioni affidabili, avverte la relazione, è impossibile costruire politiche efficaci.
La crisi abitativa non è una questione marginale, ma il fondamento della stabilità sociale ed economica europea. Garantire a tutti un luogo da chiamare casa significa rafforzare la fiducia dei cittadini nel futuro dell’Unione e nella sua capacità di rispondere alle loro esigenze più concrete.
Al link è possibile scaricare il progetto di relazione





