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Neobanche: la Banking Union al bivio tra innovazione e stabilità

Le neobanche sono entrate ufficialmente nel radar del potere regolatorio europeo. Il 19 marzo 2026, la Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo ha tenuto un’audizione pubblica di grande interesse sul tema dei “Nuovi entranti nel panorama bancario e il loro impatto sull’Unione bancaria” con l’obiettivo di comprendere se questi soggetti, “nativi digitali”, rappresentino una risorsa in chiave di concorrenza oppure un cavallo di Troia della stabilità finanziaria dell’UE.

Il primo ostacolo per i regolatori è quello definitorio. Sotto l’etichetta di “neobanca” convive di tutto, dai giganti con licenza bancaria piena fino ai fornitori di servizi di pagamento che operano in white-label tramite partnership esterne (il cosiddetto Banking-as-a-Service).

La distinzione chiave emersa nel corso dell’evento riguarda la struttura genetica di questi soggetti. Mentre le banche tradizionali hanno affrontato una digitalizzazione “a tappe” (spesso frenata da sistemi informatici obsoleti), le neobanche sono “born digital”. Le loro fondamenta poggiano interamente su cloud computing, automazione spinta e API aperte. Questo si traduce in una struttura dei costi drasticamente inferiore, ma anche in una maggiore opacità per i supervisori abituati a ispezionare archivi e filiali fisiche.

Uno dei momenti più intensi del dibattito ha riguardato il Price-to-Book ratio, ossia, il rapporto tra valore di mercato e patrimonio netto. Infatti, le Banche tradizionali sono spesso valutate dal mercato al di sotto del loro valore di libro (multipli inferiori a 1); mentre le Neobanche vantano multipli costantemente sopra l’1 e, in molti casi, superiori a 10.

Per giustificare una valutazione di 10 volte il patrimonio netto, una banca dovrebbe generare un Return on Equity (RoE) del 110%, ipotizzando una crescita costante del 10%. Numeri che gli esperti hanno definito “assurdi” nel settore del credito, dove i rendimenti degli asset raramente superano l’1%.

La conclusione della Commissione ECON è pragmatica: il valore di queste aziende non risiede nel fare “banca” in modo tradizionale (depositi e prestiti), ma nella loro tecnologia proprietaria. Il mercato, invece, scommette che saranno acquisite dai grandi gruppi per i loro processi ultra-efficienti, scomparendo come entità autonome ma rivoluzionando i margini dei compratori.

Nonostante i rischi, l’Unione bancaria vede nelle neobanche un potente alleato per il mercato unico in relazione a: 

  • Abbattimento dei costi: onboarding dei clienti in tempo reale e commissioni ridotte su segmenti storicamente costosi come i pagamenti transfrontalieri.
  • Pressione competitiva: obbligano i campioni nazionali a modernizzarsi per non perdere quote di mercato, specialmente nei conti correnti e nel credito al consumo al dettaglio.
  • Inclusione Finanziaria: servizi standardizzati tramite app che facilitano la mobilità dei lavoratori europei, permettendo di gestire finanze in diversi Paesi senza le lungaggini della burocrazia locale.

Il punto più critico riguarda la gestione delle crisi. Le neobanche amano operare tramite il “passaporto europeo”: ottengono la licenza in un Paese e servono l’intera UE. Il caso di Revolut Bank UAB è stato citato come esempio di potenziale squilibrio sistemico. La banca opera dalla Lituania (un Paese con meno di 3 milioni di abitanti) ma serve decine di milioni di clienti in tutta Europa. Revolut riporta passività verso i clienti per 27 miliardi di euro. Il fondo di garanzia dei depositi lituano dispone complessivamente di 371 milioni di euro. In caso di un bank run o di un fallimento sistemico, la capacità di intervento del fondo nazionale sarebbe insufficiente. 

Questo scenario sposta il dibattito sulla necessità urgente di istituire l’EDIS (European Deposit Insurance Scheme). Senza una garanzia europea comune, il successo transfrontaliero delle neobanche rischia di trasformarsi in una mina vagante per i risparmiatori dei Paesi ospitanti, che si troverebbero a dipendere dalla solidità finanziaria di un singolo, piccolo Stato membro.

L’audizione si è chiusa con un appello al Single Supervisory Mechanism (SSM), che favorirebbe l’evoluzione della vigilanza. Le neobanche non presentano i rischi di credito classici delle banche “vecchio stile”, ma espongono l’Unione a nuovi pericoli: attacchi cyber, interruzioni tecnologiche e fughe di depositi fulminee, facilitate proprio dalle app.

La sfida per il 2026 sarà integrare questi attori agili in un quadro normativo che garantisca che l’innovazione non avvenga a scapito della sicurezza del sistema

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