I 27 leader degli Stati membri hanno approvato un corposo pacchetto di conclusioni. Nelle parole del Presidente António Costa, il vertice ha impresso una spinta decisiva ai dossier più caldi dell’agenda comunitaria, quali il futuro bilancio a lungo termine dell’UE, la competitività industriale e la sicurezza continentale.
Il vertice si è aperto con un atteso confronto con il presidente ucraino Zelensky, un’occasione fondamentale per riaffermare il sostegno dell’UE a Kiev e l’apertura formale del “cluster sui fondamentali”, passaggio fondamentale, per accelerare il percorso di accesso della Repubblica ucraina nell’Unione. Sul piano del sostegno economico e militare, i leader hanno confermato il primo esborso legato al prestito della Ukraine Facility entro la fine di giugno, impegnandosi al contempo a velocizzare le forniture di munizioni, missili e sistemi di difesa aerea. Il Consiglio ha condannato duramente i raid sistematici contro le città e le infrastrutture energetiche ucraine, chiedendo l’immediato stop alle manovre militari nei pressi dei siti nucleari, anche in considerazione del grave incidente del drone esplosivo russo precipitato su un edificio residenziale in Romani e alle continue violazioni dello spazio aereo sul confine est dell’UE nonché alle campagne di interferenza e disinformazione. L’UE è già al lavoro per finalizzare il 21° pacchetto di sanzioni economiche, con un focus mirato a colpire i canali bancari russi e a neutralizzare la cosiddetta “flotta ombra” (shadow fleet), utilizzata dal Cremlino per aggirare i blocchi sul prezzo del petrolio via mare.
In relazione alla situazione in Medio Oriente l’Unione è impegnata a delineare una posizione netta su più fronti. L’UE intende cogliere l’opportunità offerta dal recente memorandum di intesa tra Stati Uniti e Iran per ripristinare la sicurezza delle rotte commerciali e a tal fine i leader hanno deciso di potenziare la missione navale difensiva EUNAVFOR ASPIDES. Al contempo è alta la pressione su Teheran affinché rispetti gli obblighi sul nucleare e cessi la violenta repressione interna. Rispetto alla situazione a Gaza e in Cisgiordania i 27 leader hanno espresso profonda apprensione per l’emergenza umanitaria nella Striscia, esigendo che Israele garantisca l’accesso immediato agli aiuti, riapra i corridoi medici e permetta il lavoro indipendente delle agenzie ONU e dei media internazionali. Il Consiglio ha espresso un netto e fermo rifiuto politico rispetto all’annuncio del governo israeliano di voler controllare il 70% del territorio di Gaza, condannando anche le recenti decisioni legislative interne, come l’introduzione della pena di morte, e le provocazioni di ministri estremisti. Per il futuro della regione, l’UE chiede il pieno cessate il fuoco in linea con le risoluzioni ONU, il disarmo di Hamas e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. Massima attenzione è stata dedicata al Libano: è stato chiesto il rispetto della tregua, il disarmo di Hezbollah e il contestuale ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese. L’UE si è detta pronta a sostenere le forze armate libanesi e a garantire il mantenimento di un presidio ONU anche dopo la scadenza del mandato UNIFIL nel 2027.
Sul fronte interno, l’Europa accelera la transizione verso la propria autonomia strategica per rispondere ai forti squilibri macroeconomici globali. Sotto lo slogan dell’agenda “One Europe, One Market”, i leader hanno chiesto ai propri ministri progressi immediati per ridurre gli ostacoli burocratici, abbassare i prezzi dell’energia e stimolare gli investimenti nell’industria. Su questo punto, la Commissione si è impegnata a presentare entro metà luglio una proposta flessibile di revisione del sistema ETS (il mercato delle quote di emissione di carbonio), pensata per tutelare i settori industriali più in sofferenza senza però tradire gli obiettivi della transizione verde.
In merito alla sicurezza e difesa, il Consiglio ha stabilito una drastica accelerazione da qui al 2030 sfruttando i nuovi strumenti finanziari comunitari per potenziare le coalizioni industriali finalizzate alla produzione di droni, sistemi di allerta rapida e difesa aerea a lungo raggio. Per proteggere i confini dai crescenti attacchi asimmetrici e cibernetici orchestrati da Russia e Bielorussia, è stato inoltre approvato il progetto di sorveglianza integrata Eastern Flank Watch, volto a blindare definitivamente le frontiere terrestri, marittime e aeree del blocco.







