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La “ricetta” per l’Europa del futuro: come la politica di coesione alimenta la competitività

La politica di coesione dell’Unione europea viene spesso identificata principalmente come uno strumento finanziario volto a ridurre i divari di sviluppo tra le diverse regioni. Sebbene questa rimanga la sua missione fondamentale, nel contesto economico e geopolitico attuale la coesione si è consolidata come un pilastro essenziale per la competitività strutturale a lungo termine dell’intera Unione.

In linea con gli indirizzi della “Bussola per la competitività” (nata sulla scia della “Relazione Draghi”) e i più recenti rapporti sulla produttività europea, l’UE riconosce la necessità di accelerare sui fronti dell’innovazione e della transizione industriale. Per rispondere a queste sfide, la Commissione europea ha attuato una revisione intermedia della programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 che ha permesso di vincolare oltre il 58% delle risorse complessive – equivalenti a circa 220 miliardi di euro – al raggiungimento di tre obiettivi strategici prioritari.

Il primo obiettivo strategico concerne la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo industriale. Per colmare il divario tra la produzione scientifica e la sua effettiva commercializzazione sul mercato, la politica di coesione destina oltre 84 miliardi di euro (pari al 22% del bilancio totale) alla ricerca e all’innovazione (R&I). I finanziamenti sono diretti a valorizzare i vantaggi competitivi specifici di ciascun territorio, con le strategie di specializzazione intelligente, volte a ottimizzare le sinergie tra università, centri di ricerca e tessuto produttivo locale. Inoltre, al sostegno al tessuto imprenditoriale con il potenziamento delle startup, degli incubatori e delle tecnologie profonde (deep tech), al fine di supportare direttamente circa 50.000 piccole e medie imprese.

Il secondo obiettivo sostiene la transizione ecologica favorendo la decarbonizzazione e la sostenibilità ambientale, un fattore determinante per la resilienza economica e l’autonomia energetica dell’Unione. A questa priorità sono allocati 67 miliardi di euro (il 18% delle risorse complessive) destinate: agli investimenti nell’efficienza energetica (per le energie rinnovabili e reti intelligenti) che mirano a una riduzione annua stimata in 25 milioni di tonnellate di CO; all’economia circolare, con il supporto al riciclo dei materiali per ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche; allo strumento per la transizione giusta (Just Transition Fund – JTF), che deve accompagnare la diversificazione economica e la riconversione industriale dei territori storicamente legati all’estrazione di carbone e alle industrie ad alta intensità di carbonio.

Infine, il terzo obiettivo strategico finanzia la sicurezza strategica e resilienza delle infrastrutture per la stabilità geopolitica dell’UE, con circa il 13% del budget complessivo. Si tratta di sostenere la mobilità militare e la difesa, adeguando le infrastrutture di trasporto per scopi a duplice uso (civile e militare) e sviluppando tecnologie europee nel settore della difesa. Al contempo, l’obiettivo mira all’adattamento climatico e al potenziamento della catena del valore (migliore gestione delle risorse idriche, sostegno a impianti industriali strategici, come la produzione interna di magneti permanenti da terre rare per garantire l’autonomia industriale).

 

Il successo degli investimenti strutturali dipende dall’adozione di misure trasversali volte a sostenere il capitale umano e il tessuto sociale. In questo senso la politica di coesione, in questa rimodulazione, va a finanziare interventi mirati all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare pubblico e sociale (accessibilità e riqualificazione abitativa) volti a mitigare i costi abitativi e a favorire l’attrattività dei territori per i lavoratori. Inoltre, prevede finanziamenti dedicati allo sviluppo e aggiornamento delle competenze del capitale umano (upskilling e reskilling), quindi formazione continua della forza lavoro, con particolare attenzione alle competenze digitali e tecniche richieste dai settori industriali emergenti.

 

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