Via libera al mandato negoziale sulla direttiva EPAP II (IORP II) per tagliare la burocrazia e spingere gli investimenti nell’economia reale. Più flessibilità per gli Stati, ma traguardi molto serrati per il confronto con il Parlamento europeo.
I fondi pensione aziendali e professionali europei (noti come EPAP o, in inglese, IORP – Institution for Occupational Retirement Provision) si preparano a cambiare pelle. Il Consiglio dell’Unione europea ha ufficialmente adottato la propria posizione negoziale sul riesame della direttiva IORP II, il testo normativo che disciplina le attività e la vigilanza di questi giganti finanziari.
Si tratta di una mossa di peso macroeconomico significativo: infatti, il settore gestisce – solo in Europa – una massa di attivi prossima a 3.000 miliardi di euro. Modernizzare questo quadro non è solo una questione tecnica, ma rappresenta un tassello fondamentale per la nascente Unione dei Risparmi e degli Investimenti (SIU – Save and Investment Union) e per la strategia sul mercato unico “Un’Europa, un mercato”.
La riforma nasce per rispondere a una doppia urgenza: da un lato, l’invecchiamento demografico e le mutazioni del mercato del lavoro, che mettono a dura prova la tenuta delle pensioni pubbliche; dall’altro lato, la necessità di convogliare il risparmio privato verso la crescita e la competitività del continente.
“Aumentare la partecipazione privata ai nostri mercati dei capitali è fondamentale per stimolare la competitività complessiva dell’UE”, ha commentato Makis Keravnos, ministro delle Finanze di Cipro (paese che detiene la presidenza di turno). “L’accordo ci permette di rimuovere gli ostacoli che frenano gli investimenti, garantendo sistemi pensionistici più sostenibili”.
La ricetta del Consiglio si basa su alcuni elementi chiave: il sostegno all’economia reale, con l’innalzamento della soglia massima fino al 100 per cento per gli investimenti in azioni e obbligazioni societarie quotate sui mercati regolamentati, lasciando comunque agli Stati membri la libertà di decidere tetti massimi più stringenti; il potenziamento dei criteri di trasparenza sui costi e rendimenti, e l’introduzione del principio della “persona prudente” per una migliore gestione dei rischi (calibratura dei rischi di portafoglio); la rimozione degli oneri burocratici e una maggiore semplificazione originariamente previste dalla Commissione, per evitare di soffocare il settore (es. obbligo di trasmissione dati ai sistemi di tracciamento delle pensioni e dialoghi di vigilanza diretti con le autorità europee).
Pur mantenendo l’impianto di armonizzazione proposto dalla Commissione, la posizione dei governi salvaguarda le forti specificità dei diversi mercati previdenziali europei.
Gli Stati membri avranno una notevole discrezionalità: ad esempio, potranno decidere se applicare la direttiva direttamente al fondo pensione, alla società autorizzata che lo gestisce o a entrambi. Viene però blindata la concorrenza: a una società di gestione stabilita in uno Stato membro non potrà essere impedito di gestire fondi pensione in un altro Paese dell’Unione.
La decisione del Consiglio rappresenta il “passaporto” per avviare formalmente i negoziati interistituzionali con il Parlamento e Commissione (triloghi). La commissione parlamentare per i problemi economici e monetari (ECON) ha già pubblicato una bozza di relazione a firma del parlamentare tedesco Damian Boeselager, del gruppo Verdi/EFA. La tabella di marcia è già definita: il dibattito sugli emendamenti parlamentari è fissato per il 15 luglio, mentre il voto sul testo finale della commissione ECON è atteso per il 15 ottobre. Da quel momento, il riassetto dei fondi previdenziali europei entrerà nel suo rettilineo finale.







