Nuovi standard per i report ESG: costi ridotti e scudo protettivo per le PMI. Ora la palla passa a Parlamento e Consiglio per l’approvazione definitiva.
Passo decisivo dell’Unione verso una transizione green che sia anche economicamente sostenibile per il tessuto imprenditoriale. La Commissione europea ha adottato la versione revisionata degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), i parametri che regolano i bilanci di sostenibilità aziendali. La novità principale? Un drastico taglio alla burocrazia e ai costi, accompagnato da un quadro di tutele inedito per le piccole e medie imprese.
L’obiettivo della riforma è duplice: da un lato, garantire agli investitori informazioni chiare e di alta qualità sui rischi ambientali, sociali e di governance (ESG) a cui sono esposte le attività delle aziende; dall’altro, rispondere alle accese proteste del mondo produttivo contro l’eccessivo carico amministrativo.
La revisione interviene in modo chirurgico sulla mole di dati richiesti alle imprese, che in passato aveva sollevato non poche critiche. Il nuovo testo:
- riduce i dati obbligatori di oltre il 60%;
- abbassa il totale complessivo dei dati richiesti di più del 70%;
- garantisce un risparmio stimato superiore al 30% sui costi di rendicontazione per singola azienda.
I nuovi standard si presentano così più brevi, chiari e flessibili, inserendosi nel solco del pacchetto di semplificazione “Omnibus I”, la manovra europea nata proprio per snellire la precedente direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).
Uno “scudo” per le piccole imprese
La vera svolta per il mercato italiano ed europeo riguarda però le aziende di minori dimensioni, spesso schiacciate dalle richieste dei grandi gruppi di cui sono sub-fornitrici. La Commissione ha introdotto uno standard di rendicontazione volontario e proporzionato dedicato alle PMI – che si trovano al di fuori del perimetro di applicazione della CSRD.
Questo strumento introduce il cosiddetto “cap sulla catena del valore”, ossia, una golden rule secondo cui le grandi aziende non potranno più esigere dai loro fornitori più piccoli un livello di informazioni superiore a quello previsto dal nuovo standard volontario. In questo modo, le PMI potranno rispondere più facilmente alle richieste di banche e grandi partner commerciali senza costi troppo onerosi.
I testi approvati dalla Commissione sono stati ufficialmente inviati al Parlamento europeo e al Consiglio per la fase di controllo (scrutiny period). Le istituzioni avranno due mesi di tempo (prorogabili di altri due) per sollevare eventuali obiezioni. Se, come previsto, il testo supererà l’esame senza intoppi, le nuove misure diventeranno immediatamente applicabili, ridisegnando le regole del gioco della finanza sostenibile in Europa.







