Sacchi, Inapp “Mutata anche la struttura sociale”

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“L’Italia è uno dei casi analizzati attentamente nel Rapporto Esde. Ed è indubbio che i cambiamenti hanno un effetto di riduzione dell’occupazione di fronte a lavori routinari, mentre non hanno effetti o hanno effetti minori in quelli non routinari. Se poi vi sia polarizzazione oppure abskilling questo ancora deve essere attentamente considerato” così il Presidente di Inapp, Stefano Sacchi che sottolinea  come i mutamenti tecnologici abbiano “un effetto sulla domanda di protezione sociale da parte degli esposti a rischio. C’è una correlazione tra gli esposti a rischio di disoccupazione tecnologica e quelli che chiedono maggiormente protezioni sociali attraverso fonti di reddito non solo di base ma anche di reddito minimo condizionato”.

“Dobbiamo sottolineare anche, soprattutto nel settore manifatturiero – ha spiegato Sacchi – come il cambiamento tecnologica da una parte definisca il rischio occupazionalità ma dall’altra  sia anche fonte di opportunità di nuova occupazione. Nel periodo dei 30anni gloriosi del capitalismo industriale è stata la manifattura la colonna portante dell’occupazione nei Paesi dal capitalismo avanzato. Il lavoro della manifattura era caratterizzato da competenze di livello basso o medio basso e da salari elevati. Adesso la deindustrializzazione prima ancora del cambiamento tecnologico, ha come conseguenza il venir meno di quel collante nella società, dando luogo alla polarizzazione. A basse competenze si associano bassi salari anche se una maggiore occupazione, ad elevate competenze si associano maggiore occupazione ma anche alti salari. Viene meno quel centro che è anche il centro della struttura sociale nei Paesi europei con le conseguenze che osserviamo (vedi Francia)”.

“Tra i macro trend continua ad esserci la deindustrializzazione acuita dal mutamento tecnologico, il rischio di sostituzione ma anche opportunità di complementarietà nei servizi. Inoltre, i rischi di sostituzione a parità di altre condizioni sono più bassi quando la routinarietà è più bassa che vuol anche dire che in quelle professioni che ex ante possono essere considerate a rischio  se i lavoratori sono capaci di scartare dalla media (esempio nuove ondate di artigianato che consiste di coniugare la testa con le mani)e  ripensare alla propria professionalità, questa situazione può dare luogo invece alla tenuta ed addirittura all’incremento dell’occupazione”.

“Tutto questo però coinvolge un forte investimento in istruzione e formazione cioè nelle competenze, non solo tecniche ma anche al quelle trasversali ossia le softskill. Sempre più i curricula di ingegneria avanzati prevedono sono multidisciplinari”.