Lavoro, investimenti, innovazione. Sacconi: “Le nuove sfide sono occupabilità, formazione e welfare”

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Il Forum Public Affairs, organizzato da Comunicazione Italiana, è l’appuntamento annuale in cui i protagonisti del Public Affairs e della Comunicazione di Impresa si incontrano con i decision makers istituzionali per confrontarsi su ematiche di interesse nazionale. Quest’anno l’evento, che si è tenuto giovedì scorso presso la Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera, ha affrontato i temi “Lavoro, investimenti, innovazione. Le sfide del prossimo governo”

Sfide che il Presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, ha elencato, ricordando che alcune hanno radici antiche. “Nel 2001, io e Marco Biagi andammo a parlare di alternanza scuola-lavoro con il coordinatore degli assessori regionali al lavoro ma lui non capì, non capì quello che molti oggi non capiscono ossia che stiamo parlando non di lavoro ma dell’intero sistema lavoro, con i suoi orari, con i suoi tempi. Lo stare in una azienda è scuola non è lavoro. Non si va in azienda per imparare un mestiere, si va per imparare l’attitudine al risultato, l’esperienza del risultato”.

E riferendosi alle nuove tecnologie, Sacconi ha parlato di un’altra sfida. “Le parti devono guardarsi negli occhi, lontano da astrazioni, e condividere l’ingresso delle tecnologie, il cambiamento. E non lo devono condividere una volta tanto ma ogni giorno. E devono affrontare il vero tema che è il diritto all’occupabilità, all’apprendimento continuo. Non basta parlare di crescita e sviluppo, dobbiamo investire nella formazione, una formazione che sia però rispondente alla domanda, cambiando anche metodi e contenuti pedagogici. Il cambiamento non deve essere subito ma affrontato e governato. Meno leggi e più contratti.”.

E poi c’è la sfida che riguarda la costruzione di un welfare che sappia dare risposte ai grandi problemi. “Agiamo dalla domanda – ha concluso Sacconi – e diamo una botta a questo sistema incrostato. Il welfare è espansione, è mercato del lavoro. Ci potrà essere un diverso apporto tra fiscalità generale e contribuzione dei lavoratori ma dobbiamo pensare ad un secondo pilastro di matrice negoziale, di larga base associativa che possa comprendere sanità, assistenza e previdenza. Ci devono essere contabilità separate per assistenza, previdenza e sanità ma con l’ambizione di avere dei grandi fondi bilaterali che riescano a modulare prestazioni inerenti ai bisogni della persona. L’autosufficienza è il grande problema del nostro tempo sul quale si devono spostare sempre più risorse”.