“Io sono una”…anzi no siamo tante donne professioniste

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La Presidente Enpab e Vice presidente AdEPP, Tiziana Stallone, ha partecipato come relatrice al convegno “Io sono una”, un momento di discussione che ha avuto al centro del dibattito la violenza sulle donne. Cosa c’entra questo con le Casse di previdenza? Lo spiega la Presidente che dice “Una Cassa nasce non soltanto come amministratrice di contributi, ma come supporto concreto verso i professionisti per i quali è stata creata. Inoltre, la manifestazione del pensiero aiuta le Casse ad agevolare la cooperazione tra i professionisti di tutti i settori per supportare le vittime di fronte alla disumanizzazione degli esseri umani”.

La donna che subisce violenza è una vittima, non c’è dubbio, ma quanto questa violenza incida non solo sul corpo e sull’anima ma anche sulla quotidianità e sul lavoro poco è stato detto.

“La violenza sulle donne, e i disagi psicologici che possono colpirle, le riguardano sotto un duplice punto di vista. Da una parte vittime di disagi di qualunque tipo – denuncia la Presidente Stallone – difficoltà che colpiscono la personale sfera psicologica, dall’altra professioniste che intervengono a loro volta per migliorare situazioni di disagio e di difficoltà che colpiscono i soggetti più deboli nell’ambito della propria sfera professionale. La salute psichica va di pari passo con quella fisica e per questo motivo va tutelata. Non a caso la nostra Cassa si preoccupa della salute psico-fisica di ogni iscritto. Penso ad esempio alle nostre convenzioni legate alla maternità che prevedono tra l’altro incontri con psicoterapeuti per il periodo post-parto”.

“Il divario di genere nell’impegno e nei risultati professionali e reddituali  sono dovuti a peculiarità e attitudini che appartengono ad entrambi i sessi. Sulla donna ricadono necessariamente responsabilità e incombenze che la società le affida. Le Casse, però, hanno il dovere di trovare soluzioni di fronte ad ogni problematica e sono tenute ad ideare un’assistenza colorata di rosa”.

“Le nostre iscritte rappresentano per il 72% del totale. Di queste, il 70% ha meno di 50 anni. La fotografia che torna costantemente nelle nostre indagini descrive le donne come lavoratrici con redditi inferiori rispetto ai professionisti di sesso maschile, con una forbice anche del 20/25%. Le professioni in rosa, infatti, fanno emergere alcune criticità legate alla donna come “libera professionista”. Questa realtà non riguarda solo Enpab, ma coinvolge tutte le Casse in generale.”

“La nostra Cassa di previdenza ha cercato di intervenire laddove si siano riscontrate carenze e problematiche legate al sesso femminile: abbiamo ad esempio previsto assistenza alla genitorialità, alla maternità, borse di studio destinate ai figli. In particolare abbiamo introdotto metodi ormai consolidati per assicurare – dopo una gravidanza – il reinserimento delle professioniste nel mercato del lavoro”.

“L’invito che rivolgo a tutti è di comunicare. PARLATE care Biologhe e cari Biologi! Comunicateci i vostri disagi e le vostre esigenze. Solo così una Cassa di previdenza può rendersi conto dei vostri bisogni e cercare di trovare soluzioni ai problemi. Una Cassa nasce non soltanto come amministratrice di contributi, ma come supporto concreto verso i professionisti per i quali è stata creata. Inoltre, la manifestazione del pensiero aiuta le Casse ad agevolare la cooperazione tra i professionisti di tutti i settori per supportare le vittime di fronte alla disumanizzazione degli esseri umani”.

“Tra le mission di Enpab rientra, quindi, anche questo obiettivo: agevolare il coinvolgimento di un maggior numero di professioniste coinvolte nel supporto contro la violenza sulle donne. Senza dimenticare che tanti uomini sono vicini alle donne e le curano e le sostengono nel loro percorso di vita. Una sinergia tra i sessi, senza distinzione di genere per supportare i soggetti più deboli di fronte alle problematiche”.