Covid. “L’Europa ha vinto la sfida”

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Di Ursula von der Leyen e Paolo Gentiloni

Non sempre la Storia si ripete, ma per l’Europa tradizionalmente è stato così. O almeno finora. Di fronte a un virus che ha distrutto vite e mezzi di sussistenza in tutto il mondo, l’Europa non ha ceduto agli antichi istinti.

Né ha riaperto le ferite non ancora cicatrizzate della crisi finanziaria di un decennio fa. Abbiamo invece scelto di sostenerci reciprocamente e di investire in un futuro comune.
Per questo motivo possiamo affermare che la decisione di approvare il piano di ripresa della Commissione europea adottata la settimana scorsa dai leader dei 27 Stati membri ha una portata storica.

In primo luogo per i numeri. L’Europa disporrà di uno strumento di ripresa del valore di 750 miliardi di euro per sostenere chi è stato più duramente colpito da questa crisi. Lo strumento, denominato Next Generation Eu, investirà in una ripresa da cui nascerà un’Unione più verde, più digitale e più resiliente per i nostri figli. La dotazione sarà integrata dal bilancio dell’Ue per i prossimi sette anni, per un pacchetto complessivo di 1 800 miliardi di euro.

In secondo luogo è una decisione storica per le modalità di funzionamento scelte dall’Europa. Per la prima volta su questa scala, per il Next Generation Eu la Commissione europea — sostenuta dai 27 Stati membri — si avvarrà del suo forte rating creditizio per raccogliere fondi sui mercati dei capitali.

In passato durante una crisi i più abbienti se la cavavano mentre erano i più vulnerabili a pagare un prezzo elevato. Questa volta deve essere diverso. Questa volta potremo rimetterci in piedi solo se lo faremo tutti insieme, sostenendoci a vicenda. Questo è il motivo per cui la maggior parte dei fondi del Next Generation Eu saranno distribuiti agli Stati membri sotto forma di sovvenzioni, destinate a finanziare riforme e investimenti fondamentali. Si tratta di fondi europei che sosterranno progetti e persone da Tallinn a Taranto, creando posti di lavoro a livello locale e rafforzandoci a livello globale.

Le riforme e gli investimenti saranno adattati alle esigenze di ciascun paese e saranno in linea con i nostri più ampi obiettivi europei. In alcuni paesi saranno le riforme del mercato del lavoro ad essere sostenute per stimolare la produttività, mentre altri destineranno i fondi maggiormente all’istruzione e alla formazione per aiutare le persone a sviluppare le competenze di cui hanno bisogno. Altri investiranno nel miglioramento delle infrastrutture digitali e altri ancora nei collegamenti di trasporto. Ma, fondamentalmente, tutti contribuiranno agli obiettivi del Green Deal europeo. Il 30% dei 1800 miliardi di euro complessivi sarà accantonato per le spese per il clima mentre un nuovo fondo per una transizione giusta, pari a 17,5 miliardi di Euro, aiuterà le persone e le regioni che devono affrontare una trasformazione più ampia rispetto ad altre.

In terzo luogo possiamo parlare di decisione storica per il modo in cui il denaro sarà rimborsato. Per evitare di dover inviare in futuro un conto più elevato agli Stati membri, l’Europa dovrebbe rimborsare i fondi attraverso quelle che vengono definite le nuove risorse proprie, in particolare un prelievo sulle attività digitali delle grandi società tecnologiche, un’imposta sulla plastica non riciclata e la fissazione di un prezzo del carbonio per le importazioni provenienti da paesi con obiettivi climatici meno ambiziosi.

Alcuni si chiederanno per quale motivo l’Italia dovrebbe raccogliere o rimborsare denaro con un altro Paese, a migliaia di chilometri di distanza. La risposta è semplice: la prosperità dell’Europa risiede nella sua unità, nella sua comunità e nel suo mercato unico. Per questo, di fatto, la solidarietà è nel nostro interesse e un euro investito in un paese è in realtà un euro investito per tutti.

Pensate a cosa succederebbe al nostro settore turistico se gli europei non potessero più permettersi di venire a Roma. Pensate a cosa accadrebbe alle nostre aziende se non riuscissero a ottenere componenti di cui hanno bisogno dai fornitori in diversi paesi europei. Pensate a come la crisi ha colpito tutti noi incidendo sul benessere delle persone, sulla solvibilità delle imprese, sul funzionamento della società e sulla salute di ogni singola economia europea. E non è ancora finita.

È per questo motivo che dobbiamo agire con urgenza, con decisione e insieme. E la settimana scorsa l’Europa ha dimostrato di essere all’altezza di questo compito. Certo, alcuni evocheranno la lunghezza e le difficoltà del vertice come dimostrazioni di esitazione o debolezza. Noi vi leggiamo il segno definitivo della forza unica dell’Europa.

Fate un passo indietro e guardatevi attorno. In nessun’altra parte del mondo 27 Paesi diversi hanno anche solo discusso di finanziare la ripresa e il loro futuro tutti insieme. Noi ci siamo riusciti in un lungo fine settimana. In questo momento molto critico della storia, l’Europa è il luogo migliore in cui trovarsi. Ora dobbiamo far sì che resti tale, lavorando con i governi e i parlamenti per dar vita alla ripresa.

La nostra Unione dovrebbe sempre essere giudicata in base a ciò che può offrire per il futuro. Questa visione di un futuro comune ci ha consentito di compiere i passi più coraggiosi della nostra storia: l’unificazione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale o dopo la fine della guerra fredda, la creazione del mercato comune e l’introduzione della moneta comune. Oggi è la stessa visione pionieristica che ci consente di compiere un altro passo storico per la nostra Unione.