Stallone “Welfare preventivo, attivo e di sostegno”

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L’attività di monitoraggio dell’AdEPP nel corso degli ultimi anni ha permesso di mettere in risalto una serie di variabili – come il costante calo dei redditi dei liberi professionisti -derivanti dalla congiuntura economica e dai processi di trasformazione globale e digitale in atto.

Al fine di garantire la sostenibilità del “Sistema” è stata promossa una rilevante promozione dell’autoimpiego, della micro imprenditorialità, della formazione sull’innovazione e sull’accesso al credito, per assicurare il fondamentale assunto che la capacità contributiva non può essere svincolata dalla capacità reddituale.

Dagli ultimi Rapporti AdEPP sono emerse ulteriori criticità evidenziate soprattutto nel significativo gap generazionale e di genere, nel divario occupazionale tra il Nord ed il Sud del Paese e nelle rilevanti disuguaglianze di redditi a parità di competenze. Tutti questi fattori hanno spinto le Casse ad assumere un nuovo ruolo affiancando alla mera previdenza una più incisiva attività di assistenza mediante l’erogazione sempre più massiccia di misure straordinarie a sostegno dei redditi, dando vita ad una autentica ed effettiva esperienza di Welfare integrato.

La pandemia Covid-19 ha intensificato l’attività delle Casse modificando l’impianto originale dell’indagine che ha tenuto conto delle misure di emergenza varate nei primi mesi del 2020.

Gli Enti di previdenza, nel tracciato avviato dal legislatore con i decreti 509 del 1994 e 103 del 1996, hanno attivato le politiche di assistenza a favore dei propri iscritti anche sul sostegno economico e sull’affiancamento professionale orientato da un’azione di sistema finalizzata all’attuazione di misure di Welfare integrato.

Grazie al superamento del concetto di Welfare solo in termini assistenziali, le Casse oggi seguono le politiche a favore dei liberi professionisti adottate a diversi livelli di governo per promuoverne la competitività e l’innovazione.

Sulla base dell’approfondimento e del monitoraggio delle prestazioni offerte dalle singole Casse, l’indagine evidenzia una profonda differenziazione – seppur con delle linee comuni – delle forme di assistenza ritagliate sulle esigenze delle professioni che «governano» e caratterizzate da platee diverse, con un andamento demografico differente ed un altrettanto differente grado di femminilizzazione.

In particolare, si è ritenuto suddividere il Rapporto in varie sezioni e nella “Sezione I” dell’indagine – di tipo più quantitativo – sono presentati dati numerici, la “Quota 100”  dei liberi professionisti secondo i parametri dell’età pensionabile, dell’anzianità contributiva (consecutiva  e non consecutiva), nonché la modalità secondo la quale le Casse – nell’ambito della loro autonomia gestionale, organizzativa e finanziaria –  attingono le risorse e dunque l’ammontare complessivo della spesa destinata al Welfare.

Nella successiva “Sezione II” – di tipo più qualitativo strutturata e suddivisa in 2 Parti distinte – si è ritenuto opportuno definire, identificare e soprattutto declinare ciò che si intende per Welfare, al fine di illustrare la differenza netta e le specificità delle diverse forme di Welfare, ovvero l’innovativo e attuale Welfare “attivo” ed il più tradizionale Welfare “assistenziale e strategico”.

Il Welfare attivo integra le diverse forme e misure volte al “potenziamento” della professione analizzando l’implementazione delle policy adottate dalle Casse al fine di favorire la visibilità, promuovere le attività formative, creare sinergie e partenariati anche mediante l’utilizzo dei Fondi strutturali e di investimento europei a valere sulle risorse stanziate e fruibili del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).

Secondo una nuova metodologia, la parte dedicata al Welfare “assistenziale e strategico” è di natura più statistico-numerica declinata secondo quattro diversi ambiti di approfondimento ed intervento sulla base di logiche più tradizionali e focalizzate sugli aspetti, le azioni e le misure messe a disposizione dalle Casse di previdenza in materia di tutela della Salute, Famiglia, Professionista – e ovviamente l’esercizio della professione – nonché per l’accesso al credito e l’apertura a tutti i soggetti cosiddetti “non bancabili” dei quali i liberi professionisti (soprattutto i giovani professionisti “under 35” e le donne) costituiscono un’ampia parte.

Il report integra, con un focus “ad hoc”, il cosiddetto Welfare “della crisi” dedicato all’analisi dell’attuale situazione di stallo e di grave difficoltà derivante dal dilagare dell’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo che hanno determinato un impatto profondo sull’economia.

Le Casse hanno stanziato nuove risorse per rispondere all’emergenza, attivando misure straordinarie per le esigenze immediate di tutti gli iscritti che – pur avendo mostrato una profonda resilienza e una grande capacità di affrontare il cambiamento – versano perlopiù in una condizione di disagio acuita dal lungo lockdown economico, la perdita del tessuto produttivo, e l’accentuazione di crisi già in atto ancor prima dell’emergenza, in particolare quelle demografiche, formative e digitali.

Le misure restrittive che i governi hanno implementato per limitare la diffusione del virus hanno infatti generato importanti compromessi riguardanti il comparto delle libere-professioni.

Molte aziende sono state costrette a ridurre il numero di dipendenti o l’orario di lavoro come la maggior parte dei professionisti ha interrotto il proprio ciclo lavorativo o lo ha mantenuto grazie al telelavoro o allo smart working. Valutare il reale impatto economico o la resilienza dei livelli di disoccupazione rimane un compito difficile in quanto è quasi impossibile prevedere la diffusione del virus a seguito delle restrizioni tuttora in corso e il rischio di ulteriori chiusure parziali o totali.

Non è possibile orientarsi nel Futuro senza prima aver valutato il Presente che – seppur difficile – potrà essere gestito e affrontato dalle Casse anche grazie alle misure di Welfare “di sostegno alla ripresa” per rispondere alla crisi e offrire un concreto e tangibile sostegno agli iscritti.

Risulta più che mai indispensabile però intercettare in questa crisi alcuni cambiamenti permanenti per il futuro mercato del lavoro.

Innanzitutto come le politiche dello smart working e la distanza sociale di cautela stanno trasformando velocemente alcuni ambienti di lavoro dove saranno necessarie digital skills basate sull’apprendimento automatico.

La crisi potrebbe portare inoltre ad un’accelerazione della “gig economy” in cui i lavoratori – per lo più millennials e giovani professionisti – svolgono lavori flessibili, temporanei o freelance che spesso implicano il collegamento con i clienti attraverso piattaforme online. La “gig economy” si caratterizza infatti per la capacità di adattarsi alla situazione e richiede un lavoro e uno stile di vita flessibili, che funzionano bene con la libertà che il lavoro digitale offre.

Le Casse di previdenza si troveranno a governare platee attive con una certa incertezza di stabilità e con retribuzioni tutt’altro che regolari.

L’esperienza che abbiamo vissuto ci pone dunque di fronte ad emergenze concrete che è indispensabile anticipare.

Sarà comunque necessario accelerare il processo di rivisitazione del sistema di Welfare legato alle Casse di previdenza con l’obiettivo ormai fondamentale di passare da un modello esclusivamente assistenzialista, che non deve essere dismesso ma ampliato, a un modello che riesca – nell’ambito delle politiche attive di ciascuna Cassa – a riattivare l’autonomia delle persone.

Attraverso il monitoraggio costante sarà indispensabile far emergere le debolezze del mondo del lavoro e connettere tutti gli attori della comunità previdenziale per fare squadra e riuscire insieme a creare nuove prospettive.

Il modus, già ampiamente sperimentato, declina il paradigma del welfare attivo: intercettare i cali dei redditi nel breve e lungo periodo, impegnare risorse modellate sugli iscritti Young e Silver, rilanciare l’ottimizzazione professionale che gli iscritti devono avere, produrre azioni sinergiche con i centri studi delle Casse, studiando le dinamiche del lavoro e incentivando lo studio e le possibilità offerte dai Fondi europei.

Come Sistema Casse abbiamo abbracciato la nuova e più moderna forma di assistenza attiva attraverso il potenziamento di un welfare preventivo lo stato di bisogno, attivo nei momenti dei cali dei redditi, di sostegno alla professione e al lavoro. Un welfare che interviene nei momenti di transizione professionale, per aiutare ad accrescere la propria professionalità che non può dimenticare i pensionati attivi per tenere fede al patto generazionale invertito.

Potremo farlo insieme riattivando costantemente il dialogo con le nostre platee e con il sistema politico-istituzionale a cui rivolgere le richieste e le necessità delle categorie che rappresentiamo.