Bignami. “Responsabilità e capacità di visione”

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“Le Casse negli ultimi 10 anni si sono completamente trasformate da una funzione puramente lineare ad una funzione circolare, interveniamo sempre di più sugli aspetti del welfare, dei benefici assistenziali ma anche sulla creazione di lavoro, ma le regole che in qualche modo regolano questo operato sono di vent’anni fa. Qui ci vuole qualcuno che intervenga. Se lo Stato ci chiede di intervenire sempre di più come ha fatto per la pandemia Covid 19 dobbiamo rivedere anche tutto il sistema della tassazione ma anche quello dei contributi in quanto provvediamo a dare assistenze, che lo Stato non da,  a milioni di professionisti visto che le estendiamo anche ai familiari. La sintesi è che con i bonus non vado da nessuna parte ci vogliono degli interventi strutturali e per avere interventi strutturali ci vuole una grande visione una grande capacità di vedere oltre”, così il Presidente dell’Eppi, Falerio Bignami, ai nostri microfoni a margine del forum sul welfare integrato.

“Io spero che con il recovery fund si possa ragionare anche per avere una visione a lungo termine per avere degli obiettivi che presuppongano una visione completamente diversa. Se noi pensiamo di affrontare il futuro con i soliti paradigmi non andiamo da nessuna parte. È vero che dobbiamo assistere gli anziani ma dobbiamo pensare che sì vivono più a lungo ma devono vivere anche bene. Io credo che le Casse professionali possano in qualche modo inventare delle forme di assistenza che vadano in questa direzione”.

“Non possiamo pensare di risolvere il problema degli anziani con l’assicurazione Long term Care che sappiamo benissimo che ha un grande limite ossia copre fino al compimento dei 70 anni dell’iscritto anche se è provato statisticamente che le malattie degenerative insorgono proprio dopo i 70 anni. Noi abbiamo fatto delle proiezioni, ha dei costi spaventosi e come possiamo, soprattutto in un’ottica di riduzione delle pensioni, abbandonare le persone? Chi ce la farà potrà anche sopravvivere con un assegno pensionistico che corrisponde, nel migliore dei casi, al 60 % dell’ultimo stipendio ma se subentra il bisogno di un’assistenza domiciliare rischia di diventare un nuovo povero, di vivere sotto i ponti perché non ci sarà nessuno che lo sosterrà. Lo Stato ha dimostrato che sta sempre più regredendo e non sarà in grado di supplire a queste esigenze. Io credo che sia importante dare la possibilità a un nostro pensionato di sapere che a qualunque età gli capiti un problema c’è la sua “mamma previdenziale” che lo assiste. Chiaramente questo significa che dobbiamo riequilibrare le risorse economiche tra l’assistenza e la previdenza”.

Presidente, oggi si è affrontato, appunto, il tema della silver economy e proprio di quella assistenza agli anziani in difficoltà di cui parlava prima

“Noi dividiamo il nostro intervento nella silver economy in due aspetti, un aspetto riguarda i benefici che noi prevediamo per tutta la platea e in particolar modo per la terza o quarta età visto che oggi dobbiamo distinguere queste due fasi della vecchiaia. La Commissione europea definisce anziani tutte le persone che hanno sopra i 50 anni, io credo che non sia attuale considerare i cinquantenni delle persone anziane. Da un punto di vista dei benefici, noi siamo sempre più impegnati a fornire dei servizi per quanto riguarda sia la salvaguardia della salute sia per forme di intervento che interessano gli aspetti psicologici e sanitari degli anziani. Noi dobbiamo creare delle occasioni affinché gli anziani possano sentirsi utili e vivere serenamente pensando di vivere in una società che interviene in loro aiuto quando ci sono delle difficoltà”.

E per quanto riguarda le Rsa, il Presidente Bignami sottolinea la necessità di “individuare delle sperimentazioni che prevedono anche un modo nuovo di costruire, che non veda più le Rsa o le case di riposo come dei “parcheggi”, in questo periodo di lockdown questo modello superato ha dimostrato grandi limitazioni. Dobbiamo concepire degli insediamenti dove ci sia un’interazione tra giovani coppie e anziani, creando uno spirito di solidarietà e dove possano aiutarsi vicendevolmente. Faccio sempre l’esempio della coppia di giovani che deve recarsi al lavoro, che ha un bambino di 4 anni con la febbre, oggi come oggi credo che una coppia di anziani che abita vicino può aiutarli sentendosi oltretutto utile, dando vita a quel benessere complessivo dal quale gli anziani possono trarne voglia di vivere, una sensazione che aiuta ad affrontare anche alcune problematiche di natura fisica”.

“Ci sono esperimenti molto sporadici ma io credo che sia questo il modo di affrontare la terza e quarta. Chiaramente c’è bisogno di una visione che purtroppo oggi sappiamo essere una merce rara. Oggi programmiamo il quotidiano, il contingente, non pensiamo al futuro perché tutto lascia indurre a pensare che appaga solamente quello che da una soddisfazione immediata”.