Equo compenso. Valle d’Aosta e Calabria dicono si

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Riconoscere il diritto all’equo compenso per le prestazioni dei liberi professionisti rese alla Pubblica amministrazione. È questo l’obiettivo della legge approvata all’unanimità dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta e dell'”ampliamento” di quella già approvata nel 2018 dalla regione Calabria.

“Il decreto Bersani del 2006 e il decreto legge 1 del 2012 hanno abrogato definitivamente le tariffe delle professioni regolamentate, producendo una totale deregolamentazione del settore portando a una situazione iniqua, per cui i professionisti forti e strutturati (molto pochi), che godevano di posizione di privilegio sul mercato, hanno potuto aumentare i prezzi ben oltre il limite dettato dalle precedenti tariffe massime, mentre la stragrande maggioranza, e in particolare i giovani, è stata costretta a ridurre sempre più le richieste di compensi”, ha spiegato il consigliere valdostano, Paolo Sammaritani.

“È chiaro che compensi al di sotto degli ex tariffari minimi portano all’assoluta mancanza di qualità delle prestazioni e, di conseguenza, alla mancata tutela del consumatore e dei cittadini in generale – ha aggiunto Sammari – oltre che a una violazione del principio costituzionale che afferma che il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”.

La Calabria, invece, è stata la prima Regione a legiferare sull’equo compenso, nel lontano 2018, stabilendo che, per ottenere le autorizzazioni necessarie ad intraprendere lavori progettati da un professionista, occorresse attestare il pagamento delle spettanze da parte del committente.

Oggi, l’Amministrazione ha deciso che quella legge avesse bisogno di un ulteriore ampliamento sciogliendo alcuni nodi legati proprio all’attuazione del superbonus.

Per il consigliere Pierluigi Caputo “Era doveroso anzitutto far sì che, in termini di applicabilità e compatibilità con preesistenti leggi regionali, la misura del superbonus 110% non presentasse potenziali conflitti o punti quantomeno equivoci”.

“Con questa legge si è voluto introdurre il concetto di equo compenso anche nel caso di committenza privata, per contrastare il fenomeno, diffusosi ampiamente dopo l’introduzione della legge Bersani, della concorrenza sleale tra colleghi che praticano professioni ordinistiche”.

I nodi

Il primo riguarda la presentazione da parte del professionista dell’istanza alla pubblica amministrazione per il rilascio dell’atto autorizzativo con l’attestazione del pagamento avvenuto; quest’ultima disposizione, in particolare, risulta non essere in linea con la normativa statale in materia di interventi di ristrutturazione edilizia in ambito di efficienza energetica/sismica, (superbonus, ecobonus, sismabonus) che prevede una procedura ad hoc, che demanda invece il pagamento del professionista, nel caso di cessione del credito a terzi, ad una fase successiva rispetto al deposito del progetto presso la piattaforma SUE.

Il secondo nodo che la nuova legge ha sciolto – prosegue Caputo – riguarda la regolamentazione delle parcelle dei professionisti secondo un principio di equo compenso che prevede un tariffario stabilito da decreto ministeriale preciso e imparziale.