Futuro. Parole d’ordine: formazione e competitività

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L’Inapp, l’istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, ha pubblicato un working paper dal titolo “Formazione continua e innovazione tecnologica nelle macro-aree italiane: evidenze dall’indagine ROLA”. Per vincere le sfide derivanti da una digitalizzazione sempre più evidente e “pressante”, per lo studio è necessario “privilegiare la formazione su tematiche specifiche più suscettibili” e indirizzarla verso “l’acquisizione di nuove competenze”.

“Attraverso questo lavoro, basato sull’indagine ROLA (Rilevazione delle opinioni dei lavoratori e delle aziende) – spiegano dall’Inapp – abbiamo potuto osservare come le differenze nell’ambito della formazione siano rilevanti tra Nord, Centro e Sud. Come primo obiettivo abbiamo stimato il livello medio di conoscenze nell’ambito delle innovazioni e la sua correlazione con diverse variabili, tra cui l’aver effettuato o meno un corso di formazione in tali materie. In secondo luogo, abbiamo stimato come l’aver effettuato un corso nell’ambito delle innovazioni tecnologiche si leghi alla probabilità che il lavoratore registri cambiamenti”.

Per ciò che riguarda il primo obiettivo, si legge nel documento, la formazione è sempre associata a un aumento del punteggio in termini di livello medio di conoscenze. Aver svolto il corso di formazione nell’ambito delle innovazioni tecnologiche sembra offrire un apporto molto rilevante nelle aziende. Rispettivamente il livello medio delle conoscenze è associato a un aumento del 19,5% al Nord, del 20% al Centro e del 7,8% al Sud se l’individuo ha effettuato il corso. Per ciò che riguarda la capacità che la formazione ha di tradursi in un cambiamento nelle mansioni dei lavoratori o quantomeno di accompagnare tale tipologia di cambiamento in azienda, osserviamo che i coefficienti più elevati riguardano l’area centrale italiana con 10,6 p.p. e l’area settentrionale con 13,2 p.p., mentre il Sud presenta coefficienti non significativi.

Ed ancora.

L’acquisizione di nuove competenze, indispensabile per lo svolgimento di nuovi compiti e per l’adattamento ai cambiamenti indotti dalla digitalizzazione e dall’automazione è obiettivo prioritario dei percorsi di formazione dei lavoratori. La composizione della forza lavoro è sottoposta ad un mutamento progressivo e crescente con il forte aumento della quota di lavoratori interessati da attività non routinaria rispetto a coloro che svolgono compiti standardizzati.

La determinazione della relazione esistente tra la formazione e l’evoluzione delle mansioni individuali e più ancora la misura della sua intensità in un determinato contesto, può esprimere, tra l’altro, un’approssimazione del grado di diffusione delle innovazioni e delle connesse riorganizzazioni aziendali, avviate in vista dell’implementazione di nuovi paradigmi aziendali, collegati all’introduzione delle nuove tecnologie.

In linea generale la realizzazione del potenziale di digitalizzazione richiede sempre una riprogettazione del contenuto dell’attività lavorativa e spesso, attraverso i nuovi investimenti tecnologici, accanto all’accresciuta domanda dei nuovi profili professionali da inserire in azienda (in Italia in particolare, emerge una crescente necessità di figure tecniche ed esecutive, si evidenzia sempre un aumento della domanda di formazione).

In tal senso, si ritiene di particolare utilità verificare “quanto la formazione possa favorire il processo e se, in ultima analisi, possa essere considerata un effettivo ed operante driver di cambiamento”.

Le tabelle contenute nel working paper sono tutte da leggere perchè evidenziano non solo quanto il nostro Paese sia spaccato in due ma quanto la formazione  sia ancora tutta da “ridisegnare”.

Nelle conclusioni, infatti, si legge:

All’accrescimento delle conoscenze prodotto dalla formazione non sempre corrisponde una concreta e uniforme ricaduta nell’esercizio del lavoro. Non sussiste una relazione necessaria: tra i due aspetti possono frapporsi numerose e articolate  circostanze e condizioni di contesto.
La connessione tra la percezione dei cambiamenti nel lavoro e la formazione fruita, anche nei casi in cui essa abbia prodotto positivi ed evidenti effetti sui livelli di conoscenza, dipende da un numero molto elevato di variabili, alcune controllabili con buoni margini di manovra, altre, di natura strutturale, le cui dinamiche di mutamento possono essere lunghe e complesse e sostanzialmente fuori dalla portata delle organizzazioni coinvolte nei processi di promozione, finanziamento e realizzazione della formazione.