Youth in Europe: Effects of COVID-19 on their economic and social situation

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È stato presentato in Commissione occupazione e affari sociali del Parlamento europeo lo studio “Giovani in Europa: effetti della COVID-19 sulla loro situazione economica e sociale”, un’analisi dell’impatto della crisi COVID-19 sui giovani, che fornisce informazioni aggiornate sulla loro situazione economica e sociale, con particolare attenzione all’occupazione. L’analisi si basa su indicatori quantitativi e informazioni qualitative tratte da documenti politici.

I giovani sono uno dei gruppi più colpiti dagli impatti sociali e del mercato del lavoro di vasta portata della crisi COVID-19 rispetto ad altri gruppi di età, a causa di una combinazione di sfide del mercato del lavoro specifiche della pandemia. I giovani sono stati particolarmente colpiti dalla riduzione delle ore di lavoro e dall’aumento dell’inattività. Una caratteristica specifica della crisi attuale, in tutti i gruppi di età, è che i numeri della disoccupazione riflettono solo una piccola parte dei posti di lavoro persi. La perdita di posti di lavoro nel 2020 si è tradotta principalmente in un aumento dell’inattività piuttosto che della disoccupazione. I tassi di occupazione e disoccupazione giovanile si sono sviluppati in ondate che riflettono i periodi di blocco e di contenimento. Sebbene nell’UE i tassi si siano ripresi dal primo trimestre del 2021, il tasso di occupazione giovanile è ancora più basso e il tasso di disoccupazione ancora più alto rispetto all’avvio della crisi da Covid-19. I nuovi ingressi nel mercato del lavoro nella fascia di età 15-24 anni rappresentano una larga parte dell’aumento della disoccupazione giovanile.

Un fatto preoccupante è che nei paesi che sono stati particolarmente colpiti durante la crisi finanziaria, come l’Italia, ancora una volta si è visto un aumento superiore alla media della disoccupazione giovanile. Alla fine del 2020, nell’UE-27 quasi 725.000 giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni erano NEET con la quota di NEET inattivi del doppio più alta rispetto a quella dei NEET disoccupati. Ma, al contempo, l’aumento dei tassi di disoccupazione giovanile e dei NEET è rimasto inferiore ai livelli toccati durante e dopo la crisi finanziaria globale del 2008. I progressi fatti negli ultimi sette anni sono stati annullati dalla crisi pandemica. Appena prima della pandemia di Covid-19, erano 1,7 milioni i giovani usciti alla condizione NEET. La disoccupazione giovanile era scesa al minimo storico del 14,9% a febbraio 2020 e risalita al 18,5% ad agosto 2020 (per poi diminuire fino al 17% a giugno 2021.

Nel settore dell’istruzione l’impatto della Covid-19 sui giovani differisce fortemente in base al livello di istruzione e al retroterra degli studenti. Gli studenti dei corsi di formazione professionale hanno subito un doppio svantaggio: la chiusura degli enti di formazione professionale e la chiusura di molte aziende dove si svolge l’apprendimento sul lavoro (diverse a seconda dell’industria e della regione).  Dall’altro lato, la pandemia ha creato e accelerato le innovazioni nell’insegnamento e nell’apprendimento per riuscire a fornire una formazione pratica delle competenze e per condurre le valutazioni. Tali innovazioni, tuttavia, non hanno fatto diminuire i tassi di abbandono scolastico.

La perdita di occupazione e di ore lavorative ha portato a grandi riduzioni del reddito da lavoro tra i giovani lavoratori. Indicatori come il “rischio di povertà” non forniscono ancora un quadro chiaro sul possibile impatto negativo nel lungo periodo sulla situazione sociale dei giovani. Il timore è che soprattutto i giovani provenienti da ambienti emarginati possano soffrire a lungo termine delle conseguenze negative della disoccupazione giovanile, degli scarsi risultati scolastici e della scarsa salute mentale.

Nei vasi Paesi membri si stanno elaborando strategie nazionali per i giovani con l’obiettivo di attuare la raccomandazione sulla Garanzia per i giovani rafforzata adottata dal Consiglio europeo a ottobre 2020. La Garanzia per i giovani rafforzata fa parte del pacchetto europeo di sostegno all’occupazione giovanile e prende le mosse dalla Garanzia per i giovani del 2013, estendendo il limite di età dei giovani da 25 a 29 anni e richiedendo approcci mirati e più individualizzati per i gruppi vulnerabili. che devono essere identificati e assistiti nella progettazione e attuazione di uno spettro di misure politiche.

Il Parlamento europeo (2021a) nella sua risoluzione dell’8 ottobre 2020 sulla Garanzia per i giovani e altre parti interessate come la Confederazione europea dei sindacati (CES) hanno espresso preoccupazioni sulla qualità dei tirocini nel programma. Infatti, secondo i documenti preparatori della rinnovata Garanzia giovani (Commissione europea), alcuni tirocini non contengono alcun elemento di apprendimento, hanno condizioni di lavoro scadenti, non godono di copertura sociale e sono mal pagati, quando non pagati affatto. Il Parlamento europeo ha chiesto, pertanto, che la Garanzia per i giovani rafforzata assicuri reali opportunità di lavoro piuttosto che tirocini di scarsa qualità o formazione senza fine.

A livello dell’Unione si ritiene che l’istruzione e formazione professionale svolga un ruolo chiave nel sostenere l’occupazione giovanile, in particolare attraverso gli apprendistati che normalmente portano a una qualifica riconosciuta a livello nazionale con l’obiettivo specifico di facilitare la transizione al mercato del lavoro. Nella crisi del 2008, la capacità di resistere all’aumento della disoccupazione giovanile è stata maggiore in quei paesi dove l’apprendistato è più diffuso (e forte), come Austria o Germania. Sul loro esempio, i governi di tutta Europa hanno investito notevoli risorse per migliorare l’offerta di apprendistato, introducendo e riformando l’apprendistato per raggiungere sempre più studenti.

Ora, la Commissione europea ha messo in cima all’agenda della ripresa l’apprendistato e l’accelerazione delle riforme nell’istruzione e formazione professionale. Sulla base della raccomandazione del Consiglio sull’istruzione e formazione professionale per la competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza, gli Stati membri, le parti sociali europee e la Commissione europea hanno concordato nel novembre 2020 (dichiarazione di Osnabrück) una nuova serie di azioni politiche nell’IFP per il periodo 2021-2025.

In questo contesto, la DG EMPL della Commissione, in collaborazione con la DG CULT, sta preparando una relazione d’iniziativa legislativa sui tirocini di qualità nell’UE per una direttiva dedicata che dovrebbe garantire che un tirocinio sia regolato da un contratto scritto che contenga informazioni trasparenti sui diritti e gli obblighi delle parti, compresa la copertura dei sistemi di sicurezza sociale e la retribuzione; che i tirocini abbiano una durata specifica e che preparino i tirocinanti a un lavoro e portino a un aumento delle competenze e dell’occupabilità. La portata dell’attuale Quadro di qualità dovrebbe essere ampliata per coprire tutti i tipi di tirocini e prendere in considerazione il rapporto tra “qualità del tirocinio” e risultato in termini di “occupabilità”.

La crisi ha anche evidenziato l’importanza crescente dell’orientamento professionale. La pandemia ha spinto milioni di giovani a rimanere nell’istruzione più a lungo di quanto avessero inizialmente previsto anche per il timore di essere impreparati nei percorsi professionali scelti. L’orientamento professionale è stato reso più difficile durante la pandemia, nonostante le nuove forme di orientamento online, ed è oggi ancora più importante, soprattutto per i giovani che probabilmente cercheranno lavoro appena usciti dalla scuola secondaria (transizioni scuola-lavoro) e per tutti coloro che non sono pronti ad affrontare un mercato del lavoro che potrebbe non essere all’altezza delle loro aspettative. Un buon orientamento professionale non solo fornisce l’accesso alle informazioni sul mercato del lavoro, ma affronta anche le ipotesi e le aspettative (spesso non dette) dei giovani su quale lavoro sia appropriato per persone diverse e su come siano realmente certi lavori, come quelli in cui si entra attraverso l’istruzione e la formazione professionale.

Lo studio dedica un ampio approfondimento alla migliore protezione per i giovani lavoratori delle piattaforme digitali, come nuova forma di occupazione non standard sempre più diffuso tra i giovani. La stragrande maggioranza dei lavoratori delle piattaforme deve svolgere una parte sostanziale di lavoro non retribuito (ricerca online, tempo di attesa per l’incarico, ecc.) per ottenere un lavoro retribuito. La paga oraria varia tra circa 7 euro per il micro-tasking e 23 euro per lo sviluppo di software. Il lavoro su piattaforma spesso comporta orari più lunghi, ed è più probabile che venga svolto di notte e durante i fine settimana. Mentre per gli studenti il lavoro sulle piattaforme rappresenta un’opportunità per acquisire esperienza lavorativa e reddito aggiuntivo, esso presenta un aspetto negativo per la carriera dei giovani lavoratori (ad esempio, molte piattaforme di crowd-working, non identificano il lavoratore per nome, pertanto se un giovane decide di cercare lavoro nel mercato del lavoro offline, non ha modo di dimostrare la sua esperienza lavorativa pregressa ai potenziali datori di lavoro). Recenti iniziative dell’UE mirano ad affrontare alcune delle sfide politiche associate al lavoro su piattaforma. Nel luglio 2021, una relazione su condizioni di lavoro eque, diritti e protezione sociale per i lavoratori delle piattaforme è stata adottata dalla commissione EMPL del Parlamento europeo. La Commissione europea ha annunciato l’intenzione di presentare un’iniziativa legislativa nel 2022 per migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori.

La comunicazione della Commissione sul sostegno all’occupazione giovanile: “Un ponte verso il lavoro per la prossima generazione” costruisce il quadro per l’aggiornamento di una serie di iniziative e strumenti di finanziamento dell’UE dedicati all’occupazione giovanile.

L’obiettivo fissato nell’Agenda europea delle competenze è di portare la quota di persone tra i 16 e i 74 anni che possiedono almeno competenze digitali di base al 70% nel 2025. L’Education and Training Monitor del 2020 rivela che nel 2019 un quinto dei giovani (tra i 16 e i 24 anni) nell’UE mancava ancora di competenze digitali di base. Anche se l’Agenda non fissa obiettivi specifici per i giovani, lo scopo è che nessun giovane entri nel mercato del lavoro senza avere almeno le competenze digitali di base; soprattutto con formazioni brevi e pratiche, legate alle specifiche esigenze di competenze digitali attese dai giovani anche nella Garanzia per i giovani.

Nelle conclusioni dello studio, si evidenzia che nonostante le misure di sostegno pubblico senza precedenti messe in campo dall’UE e dagli Stati membri, i giovani che sono entrati o stanno per entrare nel mercato del lavoro sono stati colpiti in modo sproporzionato dalla pandemia. I giovani lavoratori hanno subito una notevole perdita di lavoro e di reddito a causa della disoccupazione e della riduzione delle ore di lavoro. L’allontanamento sociale e il lavoro a domicilio portati dalla Covid-19 potrebbero avere un impatto negativo sulle prospettive di carriera anche di quei giovani che sono riusciti ad assicurarsi un lavoro.

Più la crisi dura, più alto è il rischio che la disoccupazione si radichi. Per evitare una generazione “persa” o bloccata, è importante prestare particolare attenzione ai giovani nella fase di ripresa. La sfida sarà quella di monitorare se le politiche attualmente implementate sono sufficienti, e di prendere le misure appropriate dove ciò non accade.

In chiusura le raccomandazioni ai Parlamentari della Commissione EMPL:

  • sviluppare meccanismi per assicurare un monitoraggio più efficace dei piani nazionali di implementazione della garanzia per i giovani;
  • migliorare l’efficienza del supporto dei fondi UE assicurando la coerenza tra l’attuazione a livello nazionale della Garanzia giovani e dei PNRR;
  • assicurare che i piani nazionali dei Fondi per la coesione siano coerenti con le sfide e le priorità specifiche del paese identificate nel contesto del semestre europeo;
  • rendere i programmi di finanziamento dell’UE più flessibili per renderli più reattivi alle crisi future.

L’orientamento nelle politiche giovanili si è concentrato nell’ultimo decennio sugli apprendistati, ma i programmi europei di apprendistato hanno dimostrato di non poter essere “la soluzione per ogni problema”. Presentare opportunità e buone pratiche per migliorare la permeabilità tra i percorsi professionali e quelli accademici, ad esempio attraverso diplomi superiori o un sistema di “maestri artigiani di ruolo”, è essenziale per rendere questi percorsi di formazione professionale più attraenti nei paesi con sistemi di IFP ben consolidati.