di Giancarlo Renzetti*
Ci sono date importanti, e sicuramente l’8 marzo, laย Giornata internazionale della donna, รจ una di queste: celebra tanto le conquiste economiche e sociali delle donne, quanto le discriminazioni e le violenze di cui sono tuttora oggetto.
Una ricorrenza simbolica come molte, dunque, che ha un senso nella misura in cui essa venga riempita di contenuti concreti. Non basta insomma regalare le mimose un giorno all’anno, se poi per gli altri 364 giorni la donna viene relegata un passo indietro all’uomo.
Le cronache attuali, perfino le cronache internazionali – vedi il recente caso riguardante la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il saluto negato del Ministro degli Esteri dell’Uganda ย – ci mostrano esempi quotidiani, ai massimi livelli, di questo tipo di atteggiamento.
Un problema culturale per un genere di lacuna che puรฒ essere colmato solo con l’informazione e la consapevolezza. Per cui ben vengano i festeggiamenti dell‘8 marzoย e ben vengano anche eventi come quello lanciato nelle settimane scorse da Cassa Forense sulle differenze di reddito fra uomini e donne dell’Avvocatura.
Anche il nostro settore, infatti, soffre del cosiddettoย gender gapย nel trattamento economico: un divario che va progressivamente aumentando nelle fasce d’etร superiori, fino a scavare un vero e proprio abisso retributivo.
Qualche esempio per rinfrescare la memoria: una professionista di etร compresa fra i 35 e i 39 anni guadagna in media in un anno circa 17 mila euro, un uomo la doppia superando i 30 mila. Ancora: una donnaย avvocatoย guadagna poco meno di 32 mila euro nella fascia 55-59; un uomo raggiunge i 70 mila. La media reddituale di tutte le fasce d’etร vede le avvocate dichiarare in un anno poco piรน di 23 mila euro; gli avvocati invece in media superano i 50 mila.
E che dire della pandemia, che con loย smart working ha ulteriormente caricato le donne di responsabilitร .
Da sempre moglie, madri e lavoratrici, una volta a casa in telelavoro spesso si sono trovate a sommare i tre ruoli contemporaneamente, annullando quei confini di autonomia faticosamente raggiunti sul posto di lavoro. Una situazione difficile per tutti, quella provocata dall’emergenza sanitaria, ma per le donne sovente piรน difficili.
Ora torna un altro 8 marzo, un’altra occasione per ricordare le difficoltร , snocciolare i dati, per ripeterci che il gender gap va colmato. ร giusto farlo l’8 marzo, purchรฉ lo si ricordi anche il 9 marzo, e il 10, l’11 e cosรฌ via…
*Consigliere di amministrazione di Cassa Forense





