Ia. AAA…Cercasi professionalità mancanti

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Capitale umano e transizione tecnologica. L’innovazione di competenze che serve alle imprese”, è, non a caso, il titolo della ricerca basata sulle informazioni contenute nella banca dati Unioncamere Excelsior e illustrata, nei giorni scorsi, presso l’Università di Firenze.

Secondo le stime della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, la domanda di professionalità per l’innovazione delle aziende ammonta a circa 1 milione e 277mila l’anno.

L’Italia è in ritardo nella corsa verso la digitalizzazione del capitale umano. La scarsa offerta di competenze di tipo tecnologico stride ancor di più se si pensa che la domanda di professionalità altamente innovative ammonta a circa 1 milione e 277mila l’anno. Figure che rappresentano il 23,2% della domanda di lavoro espressa dalle imprese. La sfida è evidente: solo il 45,6% della popolazione in età lavorativa possiede competenze digitali basilari, contro il 53,9% della media europea.

La mancanza di professionalità specializzate sta mettendo a dura prova le imprese italiane, che faticano a trovare figure chiave per guidare i processi di innovazione.

È guardando al tipo di professionalità più richieste dal mercato che spicca maggiormente l’impatto che l’innovazione sta avendo sui profili ricercati dalle aziende.

Tra quelli più difficili da reperire sono gli ingegneri elettrotecnici (90,4%) e, a seguire, ingegneri dell’informazione (80,7%), tecnici gestori di reti e sistemi telematici (74,6%), dirigenti generali dell’industria manifatturiera (73,8%), tecnici del risparmio energetico e energie rinnovabili (71,7%), matematici, statistici e analisti dati.